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Per lavoro, per studio o per amore. Sono le motivazioni che spingono molti giovani italiani a trasferirsi a Milano. Merito dell’immagine dinamica del capoluogo lombardo, sede di università di respiro internazionale. E merito di un mercato del lavoro che, contrariamente al resto della penisola, a Milano sembra offrire opportunità di impiego anche ai più giovani.

I dati – Secondo uno studio del Cresme (il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia), Milano conta un milione e 368 mila abitanti. Nell’ultimo decennio, ha guadagnato 68 mila nuovi residenti, in controtendenza rispetto a molte altre città italiane (Torino e Genova le più spopolate). Dato ancor più significativo, a trasferirsi all’ombra del Duomo sono soprattutto persone sotto i 40 anni: più di 14 mila solo nel 2015. Segnale che la città metropolitana è in grado di attrarre giovani e stranieri in cerca di istruzione di qualità o di impiego.
L’aumento della popolazione urbana contrasta poi con la tendenza registrata a partire dagli anni ’70. All’epoca dell’industrializzazione massiccia e sregolata, molti italiani avevano deciso di trasferirsi nei comuni dell’hinterland alla ricerca di aria pulita e tranquillità. Oggi, qualità della vita, progetti di inclusione e sostenibilità sono al centro delle politiche urbanistiche intraprese da molte amministrazione cittadine, Milano in testa. Con il risultato che il trend pare invertito e la fuga dalla città arrestata.

I giovani a Milano – Quella di Stefano, classe 1987, è la parabola paradigmatica del milanese d’adozione. Romano d’origine, nel capoluogo lombardo si trasferisce con l’intenzione di rimanervi solo per il tempo necessario a frequentare un master. Finiti gli studi, arriva l’offerta per uno stage e decide di trattenersi ancora per qualche mese. Rientrato nella capitale, si rende presto conto che «a Milano si stava meglio e l’offerta lavorativa era migliore». Torna perciò sui suoi passi: oggi sviluppa software per Eataly e ha comprato casa a Milano, dove immagina il suo futuro lavorativo e familiare. Percorso simile a quello di Veronica, 28 anni, che dalla provincia di Arezzo è giunta a Milano per frequentare la magistrale alla Bicocca. A convincerla la specializzazione dell’università in neuropsicologia. Dopo la laurea inizia il tirocinio, tuttora in corso, presso il reparto di Neuropschiatria Infantile e dell’Adolescenza (Uonpia) dell’Ospedale Maggiore. Anche per ragioni sentimentali non ha al momento intenzione di tornare in Toscana.

Non è tutto oro – Negli ultimi anni, soprattutto con Expo, Milano si è messa in vetrina e ha attirato gli sguardi internazionali con la sua immagine giovane e dinamica. Ma nonostante l’immagine positiva che ha proiettato tanto in Italia, quanto all’estero, i problemi rimangono. Un giovane su cinque non riesce a trovare lavoro, mentre la percentuale di inattivi fra i 15 e i 29 anni è addirittura superiore al 50 percento.
E anche tra chi studia, c’è chi non si è lasciato affascinare dalla metropoli. Paolo, 23 anni, si è trasferito da Trapani a Milano per studiare giurisprudenza e considerava la città quella che «offre di più». Ora che è prossimo alla laurea dice di non volersi trattenere a lungo. «Non ho mai notato il lato europeo di Milano: rispetto a Londra e Parigi ci sono pochi studenti stranieri. Il costo della vita, poi, dagli affitti ai bicchieri di vino, è troppo alto rispetto a ciò che Milano è realmente in grado di offrire».