Vi siete mai chiesti com’è nata la tradizione di tatuarsi i cinque cerchi olimpici tra gli atleti? Oggi sembra una cosa quasi banale per la quotidianità con cui tatuaggi di qualsiasi genere si offrono al nostro sguardo. Ma tra gli atleti, i cui corpi sono da sempre simboli di perfezione e ascetismo quasi maniacale, lo sdoganamento non è stato così immediato. È iniziato tutto dopo l’Olimpiade di Seoul nel 1988, quando Chris Jacobs, nuotatore della nazionale statunitense, vinse tre medaglie prima di viaggiare verso le Hawaii. «Durante i Giochi avevo notato che alcuni nuotatori canadesi avevano dei piccoli tatuaggi con la bandiera canadese sul petto, e da lì l’idea». Una volta in vacanza, Jacobs si è tatuato i cinque anelli olimpici aggiungendoli al tattoo che rappresentava la mascotte della sua vecchia università in Texas, un toro. Primo fra tutti gli atleti per la storia ufficiale a incidersi sulla pelle quella che è diventata una tradizione trasversale: «Penso sia diventato un rito di passaggio», ha raccontato Jacobs a USA Today Sports, «è come una card che ti permette l’accesso a un club esclusivo, in cui vuoi per forza essere incluso».
Tipologie infinite, come gli atleti – Era il 1988, e da quel momento la mania per quel tipo di tatuaggi si è diffusa al punto che anche icone come Micheal Phelps e Federica Pellegrini hanno scelto di raccontare con il proprio corpo l’importanza di quell’evento per un atleta. Le tipologie sono molto diverse: ci sono tatuaggi in bianco e nero che rappresentano solamente i cinque cerchi olimpici, o altri in cui i ai cerchi colorati è aggiunto il nome della sede dell’Olimpiade dove magari si è vinta anche qualche medaglia. Tra i più fantasiosi troviamo i tattoo che associano ai cinque cerchi i loghi di tutte le edizioni a cui si è partecipato, o con sfondi particolari come quello di Mary Tucker, la tiratrice a segno statunitense che sul proprio braccio destro ha tatuato iris francesi e fiori di ciliegio giapponesi come sfondo agli anelli. Il nuotatore turco Mert Kilavuz, per fare un altro esempio, li afferra con delle bacchette come se fossero pezzetti di sushi. In questo modo ogni atleta può declinare a suo piacimento la tradizione, inserendo simboli privati, richiami ai propri allenamenti o al percorso che li ha portati fino ai Giochi. Una sola regola è infrangibile: solamente gli atleti che hanno partecipato ad almeno un’Olimpiade possono tatuarseli. E qui iniziano i problemi.
Scaramanzia e memoria – Sempre secondo il lungo articolo di Usa Today Sports, i problemi insorgono quando gli atleti già qualificati alle Olimpiadi hanno deciso di tatuarsi prima dell’effettivo inizio dei Giochi. Nella ricostruzione del quotidiano americano, almeno quattro atleti hanno poi saltato le gare per una ragione o per l’altra come infortuni o malattie. Tra questi non figura la sopracitata Mary Tucker, che dopo aver programmato il tatuaggio nell’autunno 2020, ha scelto di non riprogrammare la seduta nonostante i giochi di Tokyo fossero stati rimandati di un anno a causa del Covid. Per fortuna, l’estate successiva l’americana ha vinto l’argento nella sua specialità.

La pattinatrice di short track Arianna Fontana, 36 anni il prossimo aprile. Ha vinto 11 medaglie alle Olimpiadi. Foto Olympics
E gli italiani? – Alla già citata Federica Pellegrini si sono aggiunti dopo il 2017 moltissimi atleti italiani, quasi tutti accomunati da un particolare tatuatore. Dalle parti di Modena, più precisamente nelle zone di Limidi, “Alle Tattoo”, al secolo Alessandro Bonaccorsi, dopo aver infranto diversi record come tatuarsi su un caccia in volo, o sulle cime dell’Himalaya, è diventato il tatuatore ufficiale degli atleti olimpici italiani. L’ultimo in ordine di tempo è stato Yumin Abbadini, talento della ginnastica azzurra e fidanzato di Elisa Iorio, stella della ginnastica artistica che ha ottenuto l’argento alle Olimpiadi di Parigi 2024 anche lei tatuatasi da Alessandro. I due sono rispettivamente gli atleti olimpici numero 238 e 239 che hanno scelto “Alle Tattoo” per portarsi sempre dietro il ricordo dell’evento. Iorio ha poi donato un ricordo autografato della sua esperienza olimpica al MAT75 Art Tattoo Museum, dove, come da tradizione, ogni atleta lascia un cimelio che verrà esposto.
Olimpiadi invernali cercasi – E le Olimpiadi invernali? Rispetto alla manifestazione estiva è molto più difficile notare tatuaggi sui corpi degli atleti, banalmente perché più coperti viste le temperature rigide e la tipologia di gare a cui si dedicano. Per questo solo chi ha deciso di rendere pubblico la propria passione per i tatuaggi fa parte di questo ristretto club di olimpionici tatuati. La più famosa è di certo Arianna Fontana, pluirmedagliata atleta di short track e leggenda dello sport azzurro che a Milano-Cortina affronterà la sua sesta Olimpiade, dopo aver iniziato vent’anni fa a Torino. Per lei una Manta tatuata su tutta la schiena ma non ancora i cinque cerchi, che potrebbero arrivare proprio dopo Milano Cortina 2026.




