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Il tweet di Matteo Orfini

Tanti punti su cui mettersi d’accordo. Ora, anche sull’euro. La nuova Direzione nazionale del Pd sarà ancora una volta l’occasione per Matteo Renzi per trovarsi di fronte alle tante anime del suo partito. L’appuntamento è per la serata di mercoledì 12 novembre. E sarà ancora un momento delicato, perché le tensioni interne non accennano a spegnersi.

L’ultima è di Stefano Fassina, ex viceministro Pd dell’economia e grande oppositore di Renzi. Gli è bastato un tweet, domenica, per scatenare un putiferio. «Il superamento dell’euro deve diventare opzione politica», ha detto Fassina. E non è piaciuto per nulla a Matteo Orfini, presidente del partito, che ha risposto martedì. Sempre tramite Twitter. «Vorrei far notare a chi nel Pd teorizza l’insostenibilità dell’euro che in Europa quella è la linea dell’estrema destra, non della sinistra».

«Il Pd gode di ottima salute, più degli altri partiti della maggioranza», assicura – nonostante tutto – Cesare Damiano. Per nulla preoccupato dalle incomprensioni dei suoi colleghi. «Con un partito al 40% è inevitabile che al suo interno ci siano spinte di destra e di sinistra e orientamenti diversi». Neppure Damiano, per la verità, è per l’appoggio incondizionato a Renzi. «Sul Jobs Act non accettiamo l’idea di far passare con un voto di fiducia il testo uscito dal Senato: chiediamo delle correzioni».

Quanto alla legge elettorale, è Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, a rassicurare tutti. L’intenzione del governo, almeno stando al vertice di maggioranza di lunedì, è fare la riforma «insieme agli altri». Anche se ci sarebbero i numeri per farla da soli. «Abbiamo sempre detto che le regole del gioco si scrivono tutti insieme – dice Guerini – ma crediamo anche che il confronto, a un certo punto, debba produrre delle decisioni e non possa essere riproposto all’infinito».

Federica Scutari