«Secondo me è un errore». Arriva da Seul il giudizio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’ultima minaccia del presidente statunitense Donald Trump nei confronti dell’Unione europea. Trump ha infatti annunciato nuovi dazi al 10 per cento per i Paesi che contribuiranno alla sicurezza della Groenlandia, ovvero Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito.
Una decisione che la premier ha detto esplicitamente di «non condividere» e che l’ha spinta a interrompere il programma della giornata nella capitale sudcoreana, ultima tappa della sua missione in Asia, per chiamare la Casa Bianca e parlare con Trump e con il segretario generale della Nato, Mark Rutte.
Si tratta di un’azione senza precedenti: mai, finora, la presidente del Consiglio aveva apertamente dissentito da Trump. Ma, come ha osservato il Domani, a questo punto non c’erano alternative, perché schierarsi con gli Stati Uniti avrebbe significato opporsi all’Unione europea, di cui l’Italia è Paese fondatore.
Dopo la critica a Trump è arrivato subito il tentativo di ridimensionare lo scontro e di avviare una mediazione. «Mi pare che ci sia stato un problema di comprensione e di comunicazione», ha detto Meloni, riferendosi alla missione europea di «difesa della sovranità» in Groenlandia, che ha viosto l’invio di militari (poche decine) da parte degli otto Paesi. Un’iniziativa alla quale, peraltro, l’Italia non parteciperà e che, secondo la premier, Trump avrebbe mal interpretato, leggendo in chiave anti-statunitense una mossa «rivolta nei confronti di altri attori».
Quanto a un eventuale invio di truppe anche da parte dell’Italia, per Meloni è ancora «prematuro parlarne», insistendo sulla Nato: «È il luogo nel quale dobbiamo cercare di organizzare insieme strumenti di deterrenza verso ingerenze che possono essere ostili in un territorio chiaramente strategico».

La segretaria del Pd Elly Schlein (ANSA/FABIO FRUSTACI)

Tensioni in maggioranza – Se la presidente del Consiglio afferma di puntare a una de-escalation e un abbassamento delle tensioni tra Stati Uniti e Unione europea, la Lega esulta per i nuovi dazi alimentando frizioni all’interno della maggioranza. «La smania di annunciare truppe di qua e di là raccoglie i suoi amari frutti», ha scritto il Carroccio nel suo account ufficiale su X (ex Twitter).
Anche il senatore leghista Claudio Borghi, tra l’altro uno dei principali sostenitori del “no” all’invio di armi a Kiev, ha commentato: «Vado a festeggiare». Da qui la prima stoccata di Fratelli d’Italia, affidata al ministro della Difesa Guido Crosetto: «Non capisco cosa ci sia da festeggiare nell’indebolimento (economico, ndr) dei nostri alleati».
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, di Forza Italia, rafforza la linea della premier, sostenendone il ruolo di mediatrice: «Cerchiamo sempre di usare il buonsenso, perché parliamo con tutti e diciamo sempre la verità. Abbiamo lavorato bene in occasione dell’accordo sui dazi e credo che potremo lavorare bene anche in questa fase».

L’affondo delle opposizioni – Se la maggioranza si divide, nonostante Meloni abbia affermato che «non c’è un problema politico con la Lega sulla Groenlandia», l’opposizione si compatta nella critica alla premier, che «fa l’equilibrista e si arrampica sugli specchi», per usare le parole del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.
«La politica estera di un grande Paese come l’Italia non può ridursi all’attesa e all’interpretazione di ciò che dirà o farà Trump», affonda la segretaria del Pd Elly Schlein. «I nodi stanno venendo al pettine, anche per Meloni. Ci saremmo aspettati una presa di posizione netta: la Groenlandia non si tocca, non si vende e non si compra; difendiamo l’integrità territoriale di uno Stato membro dell’Unione europea».
Anche Alleanza Verdi e Sinistra accusa il governo di mantenere una linea «subalterna» e «giustificatoria», sottolineando come non vi sia stata alcuna richiesta ufficiale di ritiro dei dazi.