«Verso la fine di ottobre 2022 la stima (minima) dei rifugiati e migranti morti e dispersi nel Mediterraneo è poco inferiore alle 1.800 unità». A rivelarlo il Report del Diritto D’Asilo, redatto dalla Fondazione Migrantes. Anche se questi numeri si riferiscono allo scorso anno, il quadro non è cambiato molto e anzi il Consiglio d’Europa teme che questo dato possa aumentare proprio a causa del decreto Ong voluto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La commissaria per i diritti umani dell’istituzione europea Dunja Mijatovic ha dichiarato che le norme contenute nel provvedimento potrebbero ostacolare «la fornitura di assistenza salvavita da parte delle Ong nel Mediterraneo centrale». Accuse subito respinte dal governo, che le ha definite come «timori infondati».

Il caso Geo Barents – A dimostrare le ambiguità del decreto e supportare le dichiarazioni del Consiglio d’Europa è stato il caso della nave Geo Barents. In seguito al salvataggio di alcuni migranti davanti al territorio libico, la nave di Medici Senza Frontiere avrebbe dovuto recarsi al porto di La Spezia. Tuttavia, due segnalazioni inviate da Alarm phone – il centralino dei migranti – e Sea Bird – aereo di ricognizione di proprietà della Ong Sea Watch – sono state raccolte dai membri della onlus, portando al salvataggio di 237 persone. Una decisione che aveva richiesto l’intervento della polizia, la quale per la prima volta si era trovata a giudicare eventuali violazioni del decreto. Nei giorni scorsi le autorità hanno ascoltato il comandante della nave e il capo missione, senza però registrare irregolarità. Un risultato che ha permesso alla Geo Barents di tornare in mare, verso il Mediterraneo centrale. Tuttavia, il Viminale fa sapere che le autorità hanno a disposizione 90 giorni per pronunciarsi in modo definitivo sulla questione, rendendo ancora incerto il futuro della nave.

In viaggio verso Foggia – Il rischio di naufragio, quattro giorni di viaggio per raggiungere La Spezia e ore di fermo nel porto ligure per ulteriori accertamenti sulla nave. Per alcuni dei migranti a bordo della Geo Barents il viaggio non è finito neanche dopo tutto questo. Dei 74 minori non accompagnati, 27 sono stati trasferiti nella provincia di Foggia, a 750 chilometri di distanza dal luogo dello sbarco. Un tragitto di quasi 11 ore, conclusosi all’alba del 30 gennaio scorso, quando i giovani sono arrivati al centro di accoglienza straordinaria (Cas) di San Giovanni Rotondo. «Questo è quello che intendevo quando ho parlato di ‘bullismo istituzionale’ commentando il decreto Piantedosi» ha dichiarato Luca Casarini – capomissione di Mediterranea Saving Humans – in riferimento alla vicenda.

Il decreto legge – Il caso della Geo Barents riapre così la discussione sul decreto legge del neo ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Diversi risultano essere infatti i punti di confusione nel provvedimento. In primis quello che prevede l’obbligo per le Ong di un unico soccorso. Subito dopo la nave dovrebbe dirigersi verso il porto assegnato: un modo per evitare che le organizzazioni umanitarie pattuglino le aree attorno alla Libia in cerca di altri naufraghi. Non è esclusa del tutto la possibilità di più interventi, che, per risultare legittimi, devono essere però notificati e non devono ritardare l’arrivo al luogo di sbarco. Obbligatorio anche l’avvio della richiesta di protezione internazionale dei naufraghi a bordo. A compilarla sarebbero i comandanti e membri dell’equipaggio. Un elemento che imporrebbe allo Stato di bandiera della nave di soccorso di farsi carico della domanda, al posto delle Nazioni di primo approdo, come invece deciso dal Trattato di Dublino.

Sanzioni – Multe e confische. Queste le misure punitive decise dal governo, in caso di violazione delle norme previste dal decreto. Le navi rischiano sanzioni fino a 50mila euro, fermi amministrativi o sequestri.