A due mesi dal referendum sulla riforma della separazione della carriere dei magistrati, Governo, opposizione, comitati per il Sì e per il No, preparano i cannoni o meglio, preparano i manifesti. E questa volta un’affissione ha fatto storcere il naso al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Il manifesto, sotto i riflettori, del comitato Giusto dire No
Il manifesto – A rovinare la giornata del Guardasigilli sembra essere uno dei cartelloni 6×3 del comitato “Giusto dire No”. In una delle numerose affissioni è apparsa la domanda “vorresti giudici che dipendono dalla politica?” e ancora “con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati”. Una domanda e un’affermazione per le quali chiunque risponderebbe di no. In un paese liberale e democratico, quale noi siamo, il potere giudiziario deve essere e deve rimanere terzo. Cosa che, secondo chi sostiene la riforma, continuerà a essere anche se dovesse vincere il “Sì” il prossimo 23 e 24 marzo, dato che l’articolo 104 della Costituzione rimarrà invariato. Il problema che sta alla base della consueta polemica politica è quello della disinformazione. Questa volta il colpevole sarebbe il comitato sostenuto dall’Anm, di cui uno dei fondatori è il presidente dela stessa ‘Associazione Nazionale Magistrati Cesare Parodi. E l’accusa viene dal ministro Nordio, proprio il padre della legge sulla separazione delle carriere, che ha fatto sapere che non starà a guardare.
Si attivi l’Agcom – Il numero uno della Giustizia del governo Meloni, durante un’interrogazione alla Camera, ha spiegato che l’Agcom sarà «attivata» per controllare le «possibili violazioni dell’equità e della correttezza informativa» per quanto riguarda la campagna referendaria affinché si metta la parola fine alla «disinformazione e ai contenuti fake». Tradotto: l’authority per le comunicazioni dovrà vigilare su manifesti e affissioni perché quello che si dica corrisponda al vero. L’obiettivo che l’esecutivo e il ministro si pongono è una campagna referendaria corretta e plurale, ma che racconti seriamente quanto la maggioranza propone. Tornando ai messaggi apparsi nelle stazioni, lungo le strade e nelle piazze, il ministro Nordio ha commentato: «Non corrispondono né al contenuto, né alla volontà politica di questo governo»
La riforma – Facciamo chiarezza. La riforma sulla separazione delle carriere promossa dall’esecutivo modifica gli articoli 87,102, 104, 105,106, 107 e 110. Nei primi due si parla del nuovo Consiglio superiore della magistratura. Sì, perché i Csm diventano due. Uno per i Pm e uno per i giudici. L’articolo 105 stabilisce che trasferimenti, assunzioni, assegnazioni e valutazioni spettano a ciascun Csm. Poi l’Alta Corte disciplinare. Un organo composto da 15 giudici – 3 nominati dal Capo dello Stato, 3 estratti a sorte da un elenco stilato dal Parlamento in seduta comune, 6 giudici e 3 Pm – che si occuperà della giurisdizione disciplinare dei magistrati, sia requirenti che giudicanti. Le modifiche nel 106,107 e 110 sono meramente tecniche. Si inserisce nel testo la frase “di ciascun Consiglio”. Veniamo ora al famigerato articolo 104. Primo comma: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente», poi la spiegazione sui nuovi Csm. Entrambi sono presieduti dal Presidente della Repubblica, ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione, poi, la modifica: «Gli altri componenti sono estratti a sorte» per un terzo da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune e per i restanti due terzi tra giudici e Pm.
Cosa vogliono i cittadini – Secondo l’ultimo sondaggio di Youtrend segnala che il 55% degli italiani è a favore della riforma. Insomma, la partita è aperta, ma il risultato sembra essere scontato. Altro dato interessante lo troviamo tra gli elettori del campo largo. Il 12% dichiara di sostenere la riforma. Dati che potrebbero riferirsi al gruppo Azione-Partito Liberal Democratico-Italia Viva. Sì, perché Carlo Calenda e Luigi Marattin hanno già detto che voteranno “Sì”. Matteo Renzi ha lasciato libertà di coscienza. E proprio Marattin, segretario dei libdem, ha spiegato: «Consob – autorità che controlla le attività finanziare e il mercato – e Banca d’Italia sono divise e fanno lo stesso mestiere. E nessuno ha mai detto che una è sottoposta all’esecutivo». E ancora «Il Csm è un organo amministrativo che non deve esercitare alcun potere contro qualcuno o contro un altro organo dello stato».




