Il 22 e 23 marzo, gli italiani sono chiamati a votare per il referendum sulla riforma della Giustizia. Questa prevede la separazione delle carriere di giudici e pm, la creazione di due Csm e l’istituzione di un’Alta corte disciplinare. La campagna del Pd per il “No” è partita ieri, 4 febbraio, da Pescara. «Questa non è una riforma sui magistrati, ma sui diritti dei cittadini», ha affermato la segretaria Elly Schlein dal palco della sala consiliare del Comune, per poi procedere ad elencare le ragioni del no. «Innanzitutto non è una riforma sulla giustizia: non migliora in alcun modo il funzionamento della giustizia in questo paese, non renderà più brevi i processi, non stabilizzerà i precari della giustizia e non darà risposta al sovraffollamento carcerario. Secondo punto – ha continuato – non è una vera separazione delle carriere. Questa nei fatti c’è già, oggi chi vuole passare dalla carriera di giudice a quella di pubblico ministero lo può fare, unicamente una volta nella vita. Ma in un anno decidono di farlo dai 20 ai 30 magistrati. Questa riforma – ha aggiunto – serve a un governo che pensa che chi prende un voto in più alle elezioni non debba essere giudicato come tutti gli altri cittadini. Serve a chi vuole sfuggire a ogni forma di controllo e scegliere al posto dei giudici». In conclusione, ha sottolineato quali saranno, secondo lei, gli effetti reali di questa riforma: «Spaccare il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) e farlo scegliere con il sorteggio. Dunque avere una magistratura più debole, assoggettata a chi sta al governo».

Partiti d’opposizione e Cgil  – Ad unirsi al Pd nella battaglia contro il referendum è il Movimento 5 Stelle. Per l’ex premier Giuseppe Conte, infatti, la riforma Nordio è un passaggio decisivo di «un disegno politico più ampio, capace di mettere in discussione l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato». Anche Alleanza Verdi e Sinistra è dello stesso avviso: «l’obiettivo del governo Meloni è minare e indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura», sostengono Bonelli e Fratoianni. A coalizzarsi su questo fronte anche il sindacato Cgil, che ha pubblicato sui propri canali un manifesto in cui delinea cinque motivi per votare “No”: «perché minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, perché non risolve i problemi della giustizia che gravano sui cittadini, perché separare le carriere di giudici e pubblici ministeri può “snaturare” la pubblica accusa, per il modo in cui la riforma è stata approvata (che è l’opposto di quello raccomandato dalla Costituzione), perché dichiarazioni pubbliche del governo confermano (e aggravano) le preoccupazioni per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura». Tra le opposizioni, però, c’è anche chi non prende posizione: il leader di Italia viva Matteo Renzi vuole lasciare agli esponenti del partito «libertà di coscienza», e personalmente pensa di astenersi. Azione e +Europa, invece, si sono dette a favore del “Sì”. Spiega Riccardo Magi: «La separazione delle carriere è una riforma giusta e condivisibile e come partito pensiamo che sia da confermare al referendum nonostante le non poche incognite di carattere tecnico-giuridico sulle sue concrete applicazioni e quelle ancora maggiori di carattere politico».

La maggioranza di governo – Tutti i partiti di maggioranza sono a favore della riforma firmata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Per Fratelli d’Italia, «il Paese sarà più sicuro con il Sì al referendum e la riforma della Giustizia dice basta all’applicazione ideologica delle leggi da parte dei giudici». Per il leader della Lega Matteo Salvini con il referendum di marzo «c’è una possibilità storica di libertà anche per i giudici, i magistrati, i pm perbene, liberi da correnti e da altri ragionamenti: io sono convinto che gli italiani non se lo faranno sfuggire». Ma quella sulla riforma della Giustizia è soprattutto una battaglia portata avanti negli anni da Forza Italia. Il segretario Antonio Tajani, infatti, ha ribadito: «La riforma, con la separazione delle carriere, è il risultato di un impegno storico di Forza Italia, una battaglia garantista e per la libertà ispirata da Silvio Berlusconi che finalmente arriva a compimento con il referendum confermativo». Infine, il sostegno arriva anche da Noi Moderati. Secondo Maurizio Lupi, la riforma della Giustizia la renderà «più equa, efficiente e trasparente, più vicina ai cittadini. Dice una bugia chi sostiene che si vuole sottomettere la magistratura all’esecutivo, tutt’altro, vogliamo rafforzare le garanzie, l’autonomia e la credibilità del sistema giudiziario».