Sì entriamo. Forse entriamo, dobbiamo capire. No, non entriamo. Una chicane di dichiarazioni quelle di Giorgia Meloni sul Board of Peace di Donald Trump. Il nuovo mini-Onu voluto dal presidente Usa è stato snobbato da tutti i leader europei. e, più in generale, democratici  Invece, a dire “sì, ci saremo” sono 35 tra monarchi, primi ministri e presidenti dei 50 invitati. E di questi 35, la maggior parte sono autocrati o leader di regimi autocratici. Vladimir Putin, che non ha bisogno di presentazioni, Recep Erdogan, il sultano di Ankara, Bin Salman, primo ministro dell’assolutista Arabia Saudita, Alexander Lukashenko, presidente eterno della Bielorussia, l’illiberale e antieuropeo primo ministro magiaro Victor Orban. Poi il Kazakistan, Marocco, Vietnam. Insomma un gruppetto selezionato di despoti, dittatori, monarchi assoluti e presidenti ad vitam.

La premier – Ieri sera – 21 gennaio – durante un’intervista a Porta a Porta ha spiegato che, inizialmente a favore dell’iniziativa, dopo aver letto lo statuto, ha notato che alcuni punti sono in netto contrasto con la nostra Costituzione. Tradotto: chi entra è totalmente subalterno agli Stati Uniti e la Carta parla chiaro sull’ingresso del nostro Paese in organi internazionali. Quindi il no della presidente del Consiglio non è un no politico, ma tecnico. Giorgia Meloni ha voluto ribadire che «non è una scelta intelligente, da parte dell’Italia e dell’Europa, autoescludersi in un organismo che comunque è interessante». Poi il punto sull’Onu: «Nessun organismo può sostituirsi alle Nazioni Unite» spiegando che il Board of Peace nasce «nell’ambito di una risoluzione Onu».c

Vladimir Putin insieme a Donald Trump

L’articolo 11 – A dire che l’Italia non può entrare nel Board è la Costituzione. Secondo l’articolo 11 della Carta afferma: ” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo” ed è proprio la parte sulle condizioni di parità con gli altri Stati che ci ha impedito di far parte del gruppo proposto da Trump, anche perché nel nuovo gruppo internazionale le decisioni vanno prese a maggioranza degli Stati, ma poi senza il via libera di TheDonald non si fa niente.

Il Trump Bilionaire Boys Club – Il circolino è esclusivo. Basti pensare che la membership costa un miliardo di dollari. All’inizio obbligatoria, ora, pare, facoltativa. Basti pensare che il bilancio di tutte le Nazioni Unite – per il 2025 – è di 3.7 miliardi di dollari. Numero alla mano se i 35 che hanno già detto sì firmano l’assegno il Board avrà una cassa da quasi 40 miliardi di euro, pari a oltre due manovre economiche italiane.  Ma da Washington fanno sapere che in qualche modo il nuovo organismo internazionale sarà da finanziare. Poi il rapporto con le altre organizzazioni, l’Onu in primis. Dentro il nuovo gruppo, sembra che il numero uno della Casa Bianca voglia avere mani libere sulle decisioni in campo diplomatico, militare ed economico. Cosa che ai leader europei, Meloni compresa, non è piaciuta. Risultato: l’au revoir di Macron, seguito da Berlino e Londra. Pure il Vaticano ha espresso le sue perplessità. Insomma, questo Board non convince.