Un farmaco contro l’insonnia potrebbe curare la sclerosi multipla. Si tratta del Bavisant, medicinale nato e distribuito sul mercato con l’obiettivo di curare i disturbi del sonno, che per la prima volta negli studi sperimentali sulla sclerosi multipla ha dimostrato la capacità non solo di rallentare il corso della malattia proteggendo i neuroni, ma anche di invertirne il progredire riparando la mielina, cioè la guaina che permette la trasmissione del segnale nervoso. La sclerosi colpisce oltre un milione di persone del mondo, tra le 15 e le 20 mila solo in Italia, e questa scoperta potrebbe rappresentare la svolta nella cura di una patologia fino ad oggi incurabile.

L’ospedale San Raffaele di Milano
Lo studio – La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine, è partita dal network internazionale «BraveinMs», a cui fanno da capofila l’università Vita Salute San Raffaele e l’ospedale San Raffaele di Milano. Il coordinamento tra il polo milanese e altri centri internazionali, come la university of California di San Francisco, l’università di Münster, in Germania, il Paris Brain Institute e la McGill University di Montreal, ha l’obiettivo di riutilizzare farmaci già approvati per altre malattie contro la sclerosi multipla. A partire da un bacino di prodotti già noti i ricercatori hanno costruito una piattaforma per lo screening dei medicinali che combina analisi computazionale su database biologici e farmacologici, modelli cellulari umani derivati da cellule staminali dei pazienti, tessuti cerebrali in coltura e modelli animali di sclerosi multipla. Il consorzio sta ora proseguendo gli studi sul Bavisant, con l’obiettivo di iniziare a svolgere studi sulla sua efficacia sull’uomo.
Il «drug repurposing» – «Cambiare l’obiettivo di un farmaco» o «drug repurposing»: si chiama così il fenomeno per il quale un medicinale nato per curare una malattia viene poi usato per guarirne un’altra. È esattamente ciò che sta succedendo con il Bavisant. Se in questo caso il nuovo effetto su una patologia diversa è studiato dai ricercatori – dunque cercato – nella storia sono diversi i casi, alcuni celebri, di scoperte scientifiche in campo medico fatte «per sbaglio». Ne sono un esempio il Botox, nato per curare lo strabismo e spasmi muscolari, che oggi viene usato in chirurgia estetica, e il Viagra, creato inizialmente per risolvere problemi di ipertensione polmonare, ma oggi noto a livello mondiale come farmaco per la disfunzione erettile. C’è poi il forse meno conosciuto Minoxidil: dapprima sperimentato per l’ipertensione, dava come effetto collaterale la crescita dei capelli, e viene oggi usato per curare la calvizie.




