Russia fuori, Israele dentro tra le critiche, competizioni monche, campioni di tennis che possono partecipare ai più grandi tornei solo se rinunciano alla bandiera del loro paese. Non sono stati anni facili per le federazioni sportive, accusate di immobilismo e doppio standard per aver cancellato la Russia a causa dell’invasione dell’Ucraina e protetto Israele nonostante il genocidio del popolo palestinese, come l’ha definito un rapporto dell’Onu. A farne le spese più di tutti sono stati gli atleti e le atlete russe, a cui è stato impedito di partecipare a mondiali, europei, olimpiadi. Nei giorni scorsi qualcosa è cambiato: Gianni Infantino, presidente della Fifa, ha chiesto la revoca della sospensione della Russia e dei suoi club dalle competizioni internazionali. «Questa esclusione non ha portato a nulla; ha solo generato più frustrazione e odio – ha affermato Infantino -. Non dovremmo mai, infatti, vietare a un Paese di giocare a calcio a causa delle azioni dei suoi leader politici».

Reazioni – Le aperture di Infantino non sono state ben accolte. A opporsi alle dichiarazioni del presidente della Fifa, ecco l’Unione europea. Il commissario europeo allo Sport, Glenn Micallef, ha replicato su X: «Lo sport non esiste nel vuoto. Riflette chi siamo e cosa scegliamo di rappresentare. Lasciare che gli aggressori tornino nel calcio mondiale come se nulla fosse accaduto non è accettabile».

Precedenti – Non è la prima volta che lo sport finisce nel mezzo di tensioni geopolitiche, spesso è stato strumento di propaganda oppure occasione per mostrare al mondo la ribellione a sistemi oppressivi e ingiustizie. Nel 1936 le celebri Olimpiadi di Berlino diedero ad Adolf Hitler la possibilità di mostrare al mondo la grandezza del Terzo Raich, ma a vincere quattro ori fu l’atleta afroamericano Jesse Owens. Non c’era miglior modo di smontare le teorie della superiorità razziale in voga nella Germania del tempo.
Uno dei momenti più iconici dello sport sono i pugni al cielo di Tommie Smith e John Carlos, in segno di protesta contro il razzismo dilagante negli Stati Uniti degli anni Sessanta. Durante gli anni Ottanta invece, in piena Guerra Fredda, i russi hanno boicottato le Olimpiadi statunitensi e gli statunitensi hanno boicottato le Olimpiadi russe. Allora come ora, a subire le decisioni dei governi erano gli atleti che non hanno potuto realizzare i sogni per cui si erano allenati tutta una vita.

Eurovision – Oltre allo sport, esiste un’altra competizione che rappresenta in pieno gli equilibri internazionali, con le sue prese di posizione forti e le sue criticità: l’Eurovision. Il concorso canoro è nato nel 1956 sul modello del Festival di Sanremo per migliorare i rapporti tra i vari Stati dopo i due conflitti mondiali. Anche da qui la Russia è stata esclusa, anche da qui Israele no. In questo caso non c’è neanche l’ipotesi di riammettere i russi, ma la partecipazione mai messa in discussione dello Stato ebraico porterà nel 2026 al boicottaggio di Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda.