Il petrodollaro saudita continua ad attrarre il calcio italiano. Per la quarta volta consecutiva la Supercoppa italiana sarà di scena a Riad, capitale dell’Arabia Saudita. A spartirsi il ricco montepremi saranno quattro squadre: Napoli, Milan, Inter e Bologna. Questa sera, 18 dicembre, si affronteranno per la prima semifinale la squadra di Antonio Conte e quella di Massimiliano Allegri. A seguire, venerdì 19, si sfideranno i nerazzurri e i bolognesi. Lunedì 22 dicembre la finalissima che vedrà contrapposte le due vincitrici.
La formula – Storicamente la Supercoppa italiana è sempre stata la competizione tra la vincitrice del campionato e quella della Coppa Italia. Dalla stagione 2023-2024 c’è stata una svolta: la Lega Serie A ha deciso di presentare un nuovo format a quattro squadre. Si è creata una Final Four che include anche la seconda classificata in campionato e la finalista di Coppa Italia. La formula è molto semplice: la vincitrice dello scudetto affronta la finalista della Coppa Italia, mentre la vincitrice della Coppa Italia affronta la seconda in campionato. Le due squadre a emergere si giocano tutto nella finalissima. La prima edizione con il nuovo format ha visto trionfare l’Inter contro il Napoli a gennaio 2024. L’ultima edizione ha invece offerto un derby spettacolare tra Milan e Inter: i nerazzurri erano in vantaggio di due reti, ma alla fine a spuntarla sono stati i rossoneri per 3 a 2.
Perché in Arabia Saudita? – La domanda è abbastanza scontata, la risposta (forse) lo è ancora di più. Il fatto che quattro squadre italiane facciano le valigie per volare in Arabia Saudita risulta incomprensibile agli occhi di molti. Ma non si pensa ai tifosi?, verrebbe naturale chiedersi. È inutile girarci intorno, la natura della decisione è prettamente economica e volta a rimpinguare le casse del malridotto calcio italiano. Ci sono quasi 25 milioni di buoni motivi per andare in Arabia Saudita. Il montepremi è molto ricco: chi vince la Supercoppa otterrà 9,5 milioni di euro, più un altro milione e mezzo per giocare un’amichevole contro la vincitrice della Supercoppa saudita. La finalista perdente, invece, riceverà 6,7 milioni. Per le due semifinaliste sconfitte 2,4 milioni a testa. Inoltre, per le 16 squadre del campionato non impegnate nella Final Four, altri due milioni di euro da dividere. Ecco spiegati abbastanza in fretta questi fantomatici motivi.
Calcio oltre confine – C’è anche chi non è d’accordo con questa ricostruzione e denuncia mancanza di lungimiranza. È il caso dell’amministratore delegato della Serie A Luigi De Siervo che ha siglato nel 2023 un accordo per disputare quattro edizioni in sei anni della Supercoppa italiana in Arabia Saudita. Il contratto è stato poi rinnovato a maggio 2025 con il Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano saudita. La motivazione dietro l’intesa sarebbe quella di voler esportare il marchio del calcio italiano nel mondo. La Serie A è in progressivo declino e ha bisogno di esplorare nuovi mercati, aumentare la propria visibilità e attrarre nuovi tifosi. Chi è a favore di questa questa operazione commerciale ricorda come le grandi leghe americane stiano già disputando delle partite all’estero: Nba e Nfl sono già sbarcate in Europa.
La Lega Serie A procede convinta sulla propria strada e per farlo ha deciso di coinvolgere diverse vecchie glorie. Per la finale del 22 dicembre sono attesi sugli spalti, in qualità di ambassador, personalità del calibro di Bobo Vieri, Roberto Baggio, Ciro Ferrara, Leonardo Bonucci e Fabio Capello.
Lo stadio – Il governo saudita ha messo lo sport al centro dei suoi investimenti. Le risorse non mancano e questo si nota anche dagli impianti all’avanguardia che hanno deciso di costruire. Lo stadio che ospiterà la Supercoppa è il King Saud University Stadium: 25mila posti, costruito in acciaio traforato e in grado di essere camaleontico. Sì esatto, cambia colore a seconda del sole e del riflesso della luce sulla sabbia circostante. La struttura è costata 51 milioni di euro e sarà rinnovata in vista dei Mondiali del 2034 assegnati all’Arabia Saudita (un’ulteriore riprova della centralità che il Regno sta acquisendo nel mondo del calcio). Lo stadio è conosciuto anche come Al-Awwal Park e possiede un soprannome quantomeno singolare: “il perimetro dell’orrore”. Ma soprattutto è la dimora dell’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo, un fuoriclasse da 200 milioni l’anno.
Il nodo del pubblico – Non è proprio dietro l’angolo Riad. Da Milano ci vogliono almeno otto/nove ore di volo in questo periodo considerando lo scalo. In Italia la scelta di andare in Arabia Saudita ha fatto parecchio discutere. I tifosi sono il motore del calcio e si lamentano per la scarsa considerazione da parte dell’organizzazione. L’accusa è di non dare la possibilità di seguire da vicino la propria squadra del cuore giocarsi un titolo. La Lega Serie A ha provato a mettere una pezza attraverso un’iniziativa: 180 tifosi (45 per ogni squadra) voleranno in Arabia con i costi della trasferta interamente pagati. Un’idea dall’intento nobile, ma che non risolve il problema. Anche nelle passate edizioni il tema dell’affluenza dei tifosi è stato un tema. I tifosi arabi non sono particolarmente interessati, se non per le partite di cartello. Secondo gli ultimi dati raccolti, l’Al-Awwal Park sarà al completo per Napoli-Milan, mentre si farà più fatica a riempire lo stadio per Bologna-Inter.
Il processo intrapreso dal calcio italiano sembra ormai irreversibile. Più soldi, ma (forse) tifosi meno felici.




