Una nube di fumo nero. Un cumulo di spazzatura che prende fuoco in un capannone abbandonato. Fiamme che divampano in uno stabile di duemila metri quadri, improvvisamente. Odore pungente, si sente a chilometri di distanza e non fa quasi respirare. È il 3 gennaio 2018 e quello di Corteolona, in provincia di Pavia, è il primo incendio del nuovo anno. Nel 2017 in Lombardia di roghi dolosi se ne erano contati già molti. Prende fuoco la monnezza. Plastica, copertoni, gomme. Spazzatura accatastata, senza ordine, spesso in luoghi che con i rifiuti non hanno nulla a che fare.
Corteolona: il giorno zero
Quel giorno, Angelo Della Valle lo ricorda bene: “Siamo intervenuti immediatamente. Abbiamo lavorato insieme all’Arpa, ai vigili del fuoco, all’unità di crisi locale”, ricorda il sindaco di Corteolona e Genzone. L’incendio è stato domato nel corso della notte. I dati Arpa, l’Agenzia regionale dell’Ambiente, hanno rivelato che, nei momenti più acuti, i livelli di diossina erano 40 volte sopra la soglia minima. Una nuvola tossica, perché quel capannone era pieno di rifiuti pericolosi. E plastiche.
“Quando accadono eventi di questo tipo, ci si sveglia”
“Bruciare rifiuti è diventato un business. Ci si guadagna, e molto”
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Il traffico dei rifiuti
Un fuoco sacro, quello che brucia impianti di stoccaggio e siti di smaltimento. Un fuoco benedetto, o quasi, perché nasconde le prove. Il paragone lo fa Roberto Pennisi, consigliere della Direzione Nazionale Antimafia. E Pennisi il traffico dei rifiuti lo conosce bene. Si è occupato di delitti ambientali in oltre trent’anni di lavoro in magistratura, prima in Basilicata, poi in Calabria e alla fine a Brescia. Quei delitti li chiama “crimini da faccia pulita” perchè a commetterli sono (spesso) imprenditori: hanno un colletto bianco e fanno impresa. Sugli incendi al Nord, Pennisi accende l’attenzione nel 2015, quando lavora a Brescia per l’appena fondata Dia, la Direzione Investigativa Antimafia. Già nel 2015, quando si aprono le prime indagini, il bresciano è un polo strategico.
Negli ultimi 3 anni ci sono stati 261 casi di incendi negli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti
Il processo è semplice: l’imprenditore vince gare di appalto, o di subappalto, e ottiene la gestione di ingenti quantità di rifiuti, spesso superiori rispetto alle sue capacità di smaltimento. Non ne tratta la gestione e si limita a cambiare il loro codice in uscita. Incassa i soldi ma, quando non riesce più ad accumulare spazzatura, la brucia. Poi, le fiamme cancellano ogni cosa: il corpo del reato, i codici identificativi, le tracce del malaffare.
È stata la Legge sugli ecoreati approvata nel 2015 a permettere di inserire nel codice penale nuovi delitti: inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo e omessa bonifica. “Un importante passo in avanti, che assegna nuovi strumenti al legislatore”, continua. Nell’ultimo Report Ecomafie, si legge come nel 2016 siano stati sequestrati 133 beni e sanzionati 574 ecoreati. Numeri, ma anche storie perché dietro le cifre si nascondono comportamenti illeciti: “ora si possono punire in modo più incisivo i comportamenti criminali. Prima bisognava arrampicarsi sugli specchi”.
Dove atterra la Diossina
“Chiudere le finestre: allarme nube tossica”. La notte dell’incendio di Corteolona, il sindaco Angelo Della Valle firmava un’ordinanza per invitare a non uscire di casa, a sospendere la raccolta e il consumo dei prodotti coltivati nei campi. Si vietava anche il pascolo degli animali. “Sono alcune delle procedure che possono essere applicate nelle prime fasi dell’emergenza”, spiega il professor Giuseppe Sgorbati, direttore del dipartimento di Milano per Arpa. “Il nostro compito è conoscere lo stato ambientale e attuare provvedimenti per la protezione dei cittadini. Questo a ridosso di un incendio ha un significato particolare, vista la contaminazione dell’atmosfera e il possibile rischio per la salute”, prosegue.

Anche Legambiente non nasconde la preoccupazione per gli incendi in regione. “La filiera dei rifiuti dà luogo a fenomeni illegali da sempre. Uno strumento di prevenzione potrebbe essere una strategia regionale, che pianifichi gli impianti e conosca quanto serve al proprio territorio per gestire gli rsu e i rifiuti speciali. E servono più monitoraggi”, continua.
“Nel caso degli incendi, è singolare che prendano fuoco gli stoccaggi di materiale da raccolta differenziata, con materiali diversi ma plastica e pneumatici sembrano una costante. C’è qualcosa che va indagato ed espulso, altrimenti si corrompe anche il ciclo virtuoso”, conclude Meggetto.
“C’è qualcosa che va indagato e espluso, altrimenti si corrompe anche il ciclo virtuoso”
Proteste e Mamme Volanti
Raffaella Guglielmann coordina Libera Pavia. Il presidio è stato aperto nell’ottobre 2012 e organizza attività sul territorio. “Ci occupiamo di percorsi di educazione alla legalità nelle scuole. Cerchiamo di coinvolgere i giovani sul tema delle mafie al Nord”, spiega. Un percorso non facile perché, racconta, “ancora non si ammette del tutto che le organizzazioni mafiose siano radicate anche qui”.
Con le scuole, e più piccoli, ci lavora anche Raffaella Giubellini. “La nostra generazione si è quasi assuefatta allo stato delle cose e non pensa a cambiare. Invece per le nuove è diverso, lo vediamo già con i nostri figli”.

