IL TORRENTE INCATENATO
Il Seveso: la cronaca di disastri annunciati e promesse mai mantenuteDopo quaranta giorni in Viale Giovanni Suzzani a Milano c’è ancora fango sotto i marciapiedi. Il via vai dei residenti del quartiere Ca’ Granda, al nord della città vicino all’Ospedale Niguarda, continua come se nulla fosse successo. «Qui abbiamo gli scalini a difenderci», spiega la dipendente di un panificio della zona, «ma abbiamo perso quintali di pane anche perché c’era il ponte di Ognisssanti e il locale era chiuso». Il 31 ottobre per sei ore il torrente Seveso è esondato, allagando anche i quartieri Pratocentenaro, Niguarda e Zara, arrivando fin giù a Isola: «Fa così solo quando la situazione è grave», dice Carlo Proserpio, titolare del negozio d’abbigliamento Grip e presidente dei commercianti del quartiere, che da oltre 40 anni vive sempre la stessa storia. Il Seveso ha sfondato i tombini di fronte alla sua attività, in via Valfurva, dove il torrente passa tombinato sottoterra, ricordando ai cittadini della sua presenza solo in eventi eccezionali. «Per mettere in sicurezza il negozio ho speso 15mila euro, ora ho doppi vetri e paratoie mobili», e mostra una di quelle che posiziona in occasioni di piena con la scritta “Ne abbiamo piene le vasche”. La preoccupazione peggiore non è però per la merce: «Spero che il Comune venga a fare una video ispezione alle fondamenta dell’edificio».
Esondazioni dal 1875
Perché esonda il Seveso?
È il 1900. Piove a nord di Milano, in un’area dove ci sono solo prati e poche cascine. Una goccia di pioggia colpisce il terreno fangoso. Dopo alcune ore, questa piccola molecola d’acqua, attraversando i diversi livelli del terreno, entra nell’alveo del torrente Seveso.Andiamo avanti di qualche anno.
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Suolo consumato in Lombardia
Questi sono due esempi per far capire in che modo l’elevata urbanizzazione ha aumentato, nel corso degli anni, il rischio di esondazioni. «L’urbanizzazione ha due conseguenze – ha spiegato Dario Kian, coordinatore del team tecnico di Contratti di Fiume – Provoca ondate di piena molto violente che non hanno non ha il tempo di smaltirsi nel tempo e provoca una riduzione della qualità delle acque». In una regione come la Lombardia dove la percentuale di suolo consumato ha raggiunto nel 2022 il 12,16% sul totale (dati Ispra), il fenomeno è ancora più evidente.
Lunghezza torrente Seveso (km)
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Superficie Seveso in aree urbane
Nel 2014 è nata Italia Sicura, la struttura di missione contro il dissesto idreogeologico creata dal Governo Renzi lungo tutto il percorso del torrente da Cantù a Milano. Questo progetto è stato aggiornato nel 2019 con il Programma d’azione del Contratto di fiume Seveso ed è tutt’oggi in vigore.
- Riduzione dell’inquinamento delle acque;
- Riduzione del rischio idraulico;
- Riqualificazione del sistema ambientale e paesistico;
- Riqualificazione dei sistemi insediativi all’interno del territorio del bacino del Seveso;
- Miglioramento della fruibilità delle aree perifluviali al fine di ridare al fiume centralità nelle politiche di sviluppo;
- Condivisione delle conoscenze sul fiume e delle informazioni sulle azioni in corso o in progetto.
Per portare la frequenza di esondazione a 100 anni si è pensato di realizzare delle aree golenali (uno spazio naturale dove il fiume può esondare) e delle vasche di laminazione (per limitare le piene incamerando parte delle acque).
Come fermare le esondazioni?
C’è un luogo dove il nome Seveso non è sinonimo di “esondazione”, “cementificazione” e “inquinamento”. Un luogo, a pochi passi dalla Svizzera, dove la cementificazione non ha cambiato la morfologia del territorio. Un luogo dove nelle acque del torrente si possono trovare i gamberi di fiume. Questo posto è San Fermo della Battaglia, a sinistra della sponda comasca del Lago di Como. Il comune nel quale nasce il corso d’acqua che tanti problemi causa a Milano.
Il Seveso nasce a 490 metri di altitudine, in una zona naturale protetta all’interno della frazione di Cavallasca. Dopo neanche un chilometro, il fiume inizia a scorrere in mezzo alle case, ma la sua portata non è limitata o cementificata. La città si è costruita attorno al suo percorso, anche se in un solo punto, per circa un centinaio di metri, è tombinato.
Uno dei segreti di San Fermo della Battaglia è la poca cementificazione nel corso degli anni. «Tra gli anni ’50 e ‘70 c’è stato il maggior incremento perché siamo passati da 3mila a 7.800 abitanti – ha spiegato il sindaco – A partire dagli anni ‘80 è stato fatto un intervento sul piano regolatore che ha diminuito la capacità edificatoria del territorio. Addirittura dal piano regolatore del 2006 non ci sono stati più interventi di ampliamento».
A preoccupare i cittadini bressesi sono i “miasmi” che la vasca esalerebbe raccogliendo, in occasione delle ondate di piena, le acque del torrente Seveso che già scorreva sotto le loro case. «Se prima le acque fluivano in quantità ridotte, la vasca ora colleziona 250mila metri cubi di fanghi e liquidi inquinanti che potrebbero creare un effetto cocktail sotto i nostri balconi», spiega Minella. Il fenomeno è stato definito dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) come un mix di sostanze che se prese in concentrazioni minime sono innocue ma combinate possono provocare gravi danni all’ambiente e alle persone. A giudicare la storia del Seveso e le recenti indagini di Arpa, il quadro non è di certo incoraggiante.
Il 10 luglio 1976 un incidente nell’industria chimica ICMESA di Meda (Monza e Brianza) liberò nell’aria una nube di diossina TCDD, nota in Italia come diossina Seveso perché l’evento colpì soprattutto la città di Seveso da cui vennero evacuate più di 200 persone. Il disastro obbligò l’Europa a dotarsi di una direttiva per monitorare gli stabilimenti che producono sostanze pericolose per i comuni limitrofi. L’episodio è ancora inciso nella memoria degli abitanti della zona, ma anche nelle acque del torrente ancora inquinate.
Come riporta l’indagine di Arpa Lombardia “Bacino del Seveso. Il monitoraggio delle acque del torrente Seveso” pubblicata nell’ottobre 2021, tra il 2014 e il 2019 lo stato chimico dell’acqua è catalogato come “non buono” da Vertemate (Como) fino a Bresso, con presenze di PFOS, piombo e nichel. Ad aggravare la situazione si aggiungono anche gli scarichi censiti da un’inchiesta della Procura di Milano che ha etichettato come abusivi 1.420 scoli su 1.505 lungo tutta l’asta del Seveso. Per monitorare la gestione degli scarichi è nato anche il progetto BrianzaStream che ha il compito di classificare tutti gli scoli presenti.
Scoli abusivi
L’alveo del torrente Seveso è stato sempre più cementificato e questo ha modificato gli argini naturali del torrente che, a causa delle forti piogge, ritorna a prendersi i suoi spazi, come ha ricordato Monguzzi: «Ci sono 52 km di fiume che hanno una camicia di forza terribile, fino alla genialità che arriva a Milano dove viene tombinato. Il fiume dà di matto. Un fiume nasce e vuole scorrere. Dove diavolo scorre se tu cominci a fare gli argini di cemento?».
La vera soluzione per gli ambientalisti sarebbe smettere di consumare suolo e bonificare alcune aree dismesse. Negli ultimi anni si è parlato tanto dell’operazione di scoperchiare i Navigli a Milano, ma Legambiente non è soddisfatta del piano presentato da palazzo Marino: «Quando tempo fa è venuto fuori il dibattito noi eravamo molto contenti perché poteva aiutare a gestire al meglio anche le acque del Seveso che si mischiano con la Martesana – ha affermato Baio – Il problema è che il progetto era molto più scenografico-paesaggistico e di valorizzazione immobiliare che una scelta strategica dal punto di vista idraulico».
Il riempimento dell’invaso durerà dalle 3 alle 10 ore durante una piena del Seveso, mentre il suo svuotamento circa 35 ore. Il lavaggio del fondo vasca, costituito da una lastra di cemento impermeabile, si concluderà in 2 giorni. Quindi, se tutto andrà come calcolato dai tecnici, il ristagno di fanghi e acque inquinate non dovrebbe creare disagi ai residenti, soprattutto perché le previsioni del progetto stimano 7 ondate di piena ogni anno.
Funzione ricreativa (giorni)
Ondate di piena previste
Pulizia vasca dopo utilizzo (ore)
Il fronte però non si è sempre schierato per il No: Comune e cittadini avevano avanzato delle modifiche al progetto come l’idea di spostare l’invaso di qualche centinaio di metri dal Supercondominio modificando così il tracciato di via Aldo Moro, importante arteria stradale. In sede di mediazione, tra febbraio e settembre 2019, Milano e MM hanno chiarito che una modifica di questo genere avrebbe non solo aumentato a dismisura i costi dell’opera ma anche il numero del verde da abbattere.
E il suo completamento è ancora lontano dall’essere raggiunto. A confermarlo è lo stesso Assessore Comazzi, anche presidente di Aipo, che ha chiarito quanto costerà portare a termine la costruzione dell’invaso: da 44 milioni di euro (come da contratto d’azione del 2019), si passerà a 92 milioni di euro per bonifica e realizzazione. Di conseguenza crescerà anche il costo complessivo di tutto il pacchetto contro il dissesto idrogeologico causato dalle esondazioni del Seveso: 210 milioni di euro erano i finanziamenti preventivati. Comazzi ha anche dichiarato di aver presentato una delibera in giunta regionale (n.1341) che ha stanziato 50 milioni di euro di cui 15 per la costruzione di una vasca di laminazione sul Terrò-Certesa, affluente del Seveso, capace di laminare solo 75mila m³ d’acqua. Della delibera citata da Comazzi 19.309.714,90 di euro sono stanziati dal Mase e 28.455.837,5 da fondi regionali. Sulla vasca di Varedo-Paredo-Limbiate però non si sa niente: non c’è un progetto attuativo, un cronoprogramma, una data di inizio o di fine dei lavori.
Entro il 2024 entrerà in funzione una vasca alla sinistra di via Alcide de Gasperi con un totale di 550mila di m³ divisi in due settori. Una seconda vasca invece dovrebbe sorgere sulla destra della via ma il collaudo è previsto entro il 2026, con tre anni di ritardo rispetto a quanto previsto dal contratto d’azione. Come riferito da Comazzi il totale delle acque laminate con la seconda vasca raggiungerà i 900mila m³. Non c’è invece chiarezza sugli investimenti del progetto: la sindaca Beretta ha confermato che la costruzione dei due settori ha assorbito il costo totale dell’opera, 30 milioni. L’assessore regionale ha invece parlato di un finanziamento di 46 milioni di euro.
Siamo sulla strada giusta?
Il problema delle esondazioni del Seveso esiste dall’alba dei tempi. E fin dal 1875 sono registrate sui giornali. Adesso sono aumentate di intensità a causa della combinazione di due fattori dovuti all’antropizzazione: la cementificazione e il cambiamento climatico. A queste problematica si aggiunge, come ha sottolineato Monguzzi, l’operato politico: «A volte un tombino intasato non è il surriscaldamento globale, ma cattiva amministrazione».
Un fiume incatenato ogni tanto reclama la sua originaria libertà. E quindi esce, allaga, ristagna e poi se ne va, in attesa di uscire di nuovo.
Ormai la popolazione di Milano sembra abituata a questa situazione. Per citare Fabrizio De André: Si costerna, s’indigna, s’impegna. Poi getta la spugna con gran dignità. Ma alcuni non demordono, come Carlo Proserpio, Matilde Minella e Simona Fregoni. Che continuano a lottare per migliorare la situazione.
Dopo anni di immobilità, dal 2014 qualcosa si è mosso. Si è incominciato a pensare di creare delle vasche di laminazione per risolvere il problema delle esondazioni.
Sono una soluzione? Si. Sono la migliore soluzione possibile? No.
«La soluzione a queste esondazioni è il tornare a un sistema idrologico adeguato che è quello della natura – ha spiegato l’ingegner Kian – bisognerebbe de-impermeabilizzare, ma questa non sarà la soluzione perché ormai siamo in un assetto che non è più modificabile».
Kian ha anche definito «schizofrenico» l’atteggiamento di regione Lombardia riguardo al consumo di suolo. Si parla del problema del Seveso, ma nello stesso tempo si continua a cementificare, aumentando il rischio di esondazioni.
La strada per adesso è quella giusta se l’obiettivo è fermare le esondazioni nel breve periodo. Entro il 2024 oltre 2 milioni di metri cubi di acqua saranno bloccati dalle vasche, lasciando all’asciutto Milano nella maggior parte dei casi. Ma il rischio è dietro l’angolo a causa della speculazione edilizia: le vasche abbassano il rischio idrogeologico di una zona e la rendono edificabile. A quel punto, senza un’adeguata manutenzione delle infrastrutture, si rischiano esondazione ancora più forti e dannose.
Quello che serve è una politica lungimirante altrimenti, come ha detto Kian, questo diventerà «un percorso non virtuoso che non risolverà il problema, ma lo allontanerà. Vorrà dire che le vasche di laminazione non faranno altro che condannare le future generazioni a pagare la manutenzione e magari ad avere ancora il problema ancora più intenso».

