NON CHIAMATELI "DISEGNINI"

Viaggio nel mondo dell'illustrazione
di Alan Arrigoni e Valerio Benigni
Illustrazione di Viola Amman (@viola.amman)
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Le vedete queste immagini? Sono illustrazioni, è chiaro. Ma nel primo caso sono state realizzate da una professionista che ha studiato per anni tecniche varie ed elaborate, mentre nel secondo sono state prodotte da un chatbot di intelligenza artificiale generativa. Un’IA che nel corso degli anni si è allenata e modellata su un database di lavori realizzati dalla mano di artisti. A primo sguardo i risultati possono sembrare simili. Riconoscere l’origine però fa la differenza per chi opera nel settore. 

Una definizione

1994 - Acrylic on canvas 50x40cm (19.69x15.75")

Paolo Rui, Duomo

Ma, precisamente, che cos’è l’illustrazione? La parola viene da “illustrare”, illuminare dentro, rendere luminoso. «L’illustratore è un mestiere vero e proprio. Si tratta di comunicare con un’immagine molto forte un testo oppure una storia più complicata: siamo come degli artigiani che devono risolvere un problema». Nicola Ferrarese, illustratore e responsabile dell’agenzia Oibò, specializzata nel rappresentare professionisti del settore, definisce così il suo mestiere

L’illustrazione è quindi un modo di soddisfare un’esigenza comunicativa, al di là delle tecniche utilizzate: «Dai tratti di una semplice penna da pochi euro a stili elaborati come quelli dell’acquerello, non è tanto il mezzo che ci rende illustratori, ma come viene applicato questo stile, che tipo di linguaggio riusciamo a sviluppare», prosegue Ferrarese.
Parliamo di un settore articolato, sebbene non molto conosciuto nelle sue caratteristiche. «In Italia ci sono circa tra i 2000 e i 3000 illustratori che operano o a tempo pieno o occasionalmente, sebbene sia difficile fare una registrazione accurata», spiega Paolo Rui, referente dell’associazione Autori di Immagini, a cui aderiscono più di 200 professionisti italiani. Molti di loro si sono formati all’interno di scuole di specializzazione, che hanno visto crescere in modo rilevante il numero degli iscritti negli ultimi anni. «Un boom generale di interessati», come lo descrive Ferrarese, che ha riguardato anche la Scuola del Fumetto di Milano e il suo indirizzo d’illustrazione. «Dagli anni Settanta a oggi il trend è sempre stato in crescita. Tra singoli corsi e triennali, abbiamo circa 300 studenti oggi», racconta il vicedirettore della Scuola Massimiliano Calzolari. 
I nuovi illustratori sono sempre di più, ma le problematiche che affliggono il settore restano questioni irrisolte. Uno dei nodi principali riguarda i redditi: sono sotto la media italiana e tra i più bassi anche nello scenario dell’illustrazione in Europa. Parliamo di meno di 10mila euro l’anno secondo il report di Eif, il Forum Europeo degli Illustratori, a cui Autori di Immagini aderisce rappresentando l’Italia. Il report ha analizzato i compensi registrati in dichiarazione dei redditi dai 271 illustratori italiani che hanno partecipato all’indagine.
«Si parla degli stipendi italiani come tra i più bassi in Europa e la stessa cosa sul comparto dell’illustrazione», racconta con sconforto Ferrarese, che aggiunge: «Ci saranno una decina di illustratori al top in Italia che guadagnano più di 50mila euro all’anno. Magari un paio supera le centinaia di migliaia, mentre la gran parte deve accontentarsi di cifre davvero basse». Condivide lo stesso ragionamento anche Rui: «In passato, quando la situazione non era così malmessa, molti illustratori si sono comprati abbastanza velocemente la casa. Adesso è assolutamente fantascienza. E vale per tutti gli ambiti in cui operano, dall’editoria alla pubblicità».

Juls Criveller, illustratrice:
«Nel mercato attuale si cercano sempre di più figure ibride: non più l’illustratore e basta, ma il visual designer che fa la grafica, illustrazione, lettering (il disegno di lettere). Più si riesce a personalizzarsi, più c’è opportunità di lavorare. Vedo che altri ragazzi che fanno questo mestiere e che magari sono molto più focalizzati su un solo aspetto stanno facendo più fatica».

A contribuire ai ridotti guadagni c’è anche l’elefante nella stanza: l’intelligenza artificiale. Stando a un report pubblicato dagli illustratori del Regno Unito, i professionisti hanno perso in media quasi un terzo delle commissioni in favore dell’IA e hanno visto ridursi le proprie entrate di circa 10mila sterline all’anno. «Non ci sono dati certi per quanto riguarda la situazione in Italia, ma si tratta di proporzioni analoghe», spiega ancora Rui. «Lo scorso cambiamento epocale, il passaggio al digitale, è avvenuto in maniera molto più dolce, in una quindicina d’anni. Molti illustratori si sono trasformati in questo periodo, hanno imparato a utilizzare questi sistemi in modo autonomo. La rivoluzione in atto invece sta andando a ritmi velocissimi». Ciò si riflette anche su intere mansioni che scompaiono, ad esempio quella dei visualizer, coloro che realizzano i modelli di pubblicità da presentare ai clienti: «Ora questi schizzi sono interamente generati dalle IA. Molti hanno perso il lavoro». 

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Illustratori che hanno perso commissioni a causa dell'IA nel Regno Unito

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IL PIANETA PUBBLICITÀ

 

Nicola Ferrarese, pubblicità pastificio Scarpetta

L’ambito commerciale è sicuramente uno dei più appetibili, per quanto riguarda le commissioni rivolte agli illustratori. In Italia sono nate solo pochi anni fa alcune agenzie, oggi una decina, che rappresentano gli artisti e si rivolgono principalmente al settore della pubblicità e ai grandi marchi. L’apripista è stata Yoonik, di cui Sebastiano Giordani è ceo e cofondatore. «Si tratta di un’opportunità molto ambita, tanto che ogni giorno riceviamo varie richieste per entrare nel roster di artisti rappresentati», evidenzia Giordani. «L’idea è nata perché già facevo l’agente, ma nel mondo musicale. Poi ho portato questa esperienza nell’illustrazione. Il fatto che ora nascano altri competitor non dà fastidio, anzi vuol dire che la direzione è giusta: il mercato si sta allargando, la personalizzazione artistica è sempre più inserita ovunque da parte dei brand: basti pensare a eventi come la Fashion week».

Nicola Ferrarese, pubblicità anniversario Cappellettoshop


Nicola Ferrarese ha invece lavorato per anni in prima persona come illustratore, prima di aprire Oibò: «Nel mio percorso ventennale a contatto con le realtà editoriali, mi sono reso conto di avere abilità nel relazionarmi con le aziende e, accumulando tanti contatti, ho trovato un modo semplice per metterli in rete con amici illustratori disponibili a lavorare. Il cliente mi chiama e io in 30 secondi trovo l’illustratore adatto a soddisfare la richiesta: si tratta di un risparmio di tempo enorme». Tutto è partito dal Veneto, dove Ferrarese ha contribuito alla nascita del Treviso Comic festival. «Ho deciso inizialmente di puntare su un piccolo gruppo di illustratori con cui lavoravo tra Padova, Treviso e Vicenza. Abbiamo aperto un sito web con quattro/cinque illustratori e poi ci siamo espansi anche all’esterno di questo primo ambiente». Come per il settore in generale, una delle prime preoccupazioni è ora l’intelligenza artificiale. Ferrarese sostiene che la tendenza sia allarmante per la gran parte dei colleghi, soprattutto perché «aziende, agenzie e clienti iniziano a fare tutto in pochi step con risultati spesso osceni, che però permettono loro di risparmiare. Così facendo aggiungono molta più concorrenza a un settore che viveva un bellissimo periodo fino a un anno e mezzo fa, prima che arrivassero queste piattaforme».

 

Emiliano Ponzi, livrea Ita Airways Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026

Secondo Giordani, invece, può essere un grande aiuto dal punto di vista manageriale e non sostituirà mai una fetta di mercato di fascia alta: «Chi sceglie di venire da noi riconosceva il valore artistico di un’opera già prima dell’avvento dell’IA. Continuerà dunque ad avere questo tipo di sensibilità. Rappresentiamo artisti con un tratto distintivo marcato, per questo vengono scelti». Anche alcune aziende dimostrano di non considerare l’originalità data dal tocco umano un tema superfluo: «L’altro giorno un grande cliente mi ha mandato un contratto in cui per la prima volta ho visto una clausola con la richiesta di dichiarare che il contenuto è stato realizzato dall’artista e non è stato fatto in alcun modo con l’IA. Se i marchi cominciano a imporlo come policy contrattuale, è un bel segnale, vuol dire che c’è futuro». 

TRA GLI SCAFFALI DELL'EDITORIA

 
L’altro settore di punta è quello dell’editoria: libri, giornali, riviste hanno per anni rappresentato una grande fetta di committenza. Le garanzie offerte in questo ambito sono però oggi molto fragili. Lo spiega Rui, che ha raccolto anche le testimonianze di molti aderenti all’associazione Autori di immagini: «Molto spesso gli accordi di lavoro con editori compromettono già in partenza il rapporto tra un autore e un illustratore, aggirando totalmente la legge sul diritto d’autore. Capita di frequente che i diritti passino totalmente e per sempre in mano all’editore». Ma anche chi opera all’interno del diritto d’autore non sempre riconosce il giusto valore al lavoro svolto: «Si propongono in molti casi contratti a forfait, con compensi non proporzionati all’impegno richiesto».
Nell’ultimo periodo, inoltre, la riduzione delle risorse destinate agli illustratori nell’editoria è andata di pari passo con il calo delle vendite del cartaceo. Lo ha sperimentato in prima persona anche Emiliano Ponzi, illustratore formatosi in Italia che ora risiede stabilmente a New York, con clienti come New Yorker e New York Times: «Chiaramente se si vendono meno giornali, ci sono meno inserzioni pubblicitarie. Facendo un bilancio, il mio settore principale non è più quello dell’editoria. Lo era all’inizio, ma adesso quel mercato è abbastanza al tramonto, nel senso che paga meno di tutti gli altri e richiede un impegno superiore. Ad esempio, un lavoro che in altri ambiti puoi concludere in tre mesi, nell’editoria ti viene richiesto in tre o quattro giorni, ricevendo un decimo del compenso». Ponzi si è trasferito negli Stati Uniti nel 2022 dopo un primo periodo di lavoro con committenti statunitensi grazie al contatto con un agente di Los Angeles. Il peso dei suoi lavori si è quindi spostato sempre di più sulla parte pubblicitaria: «Nell’ultimo periodo ho fatto, per esempio, la livrea degli aerei di Ita Airways per le Olimpiadi e le bottiglie limited edition della Sambuca Molinari. Ho lavorato per tanti altri brand e settori: Pantone, che fa colori, giganti della tecnologia come Apple e tantissimi marchi del lusso, da Tiffany a Bulgari». 
Anche nel caso dell’editoria, l’impatto dell’intelligenza artificiale si sta facendo sentire: «Ci sono grandi editori italiani che hanno iniziato, anche vantandosi, a pubblicare copertine realizzate con questi sistemi, a volte con personaggi con sei dita o tre gambe», denuncia Paolo Rui. L’effetto si ripercuote anche sul piano economico, dove il confronto con altri Paesi è già penalizzante: «Una copertina viene pagata 250 euro dai giornali che danno più lavoro agli illustratori», spiega Ferrarese. «Nel mercato inglese viene in genere pagata 900 sterline, l’equivalente di circa 1100 euro. C’è un rapporto di più di 4 a 1 con l’estero».
Ma che uso fanno dell’IA gli illustratori stessi? Il sentimento comune è che possa aiutare con compiti secondari e di contorno rispetto al lavoro principale, ma impiegarla per l’opera in sé sarebbe un sacrilegio. Juls Criveller spiega come per alcune attività più meccaniche possa far risparmiare tempo: «Sarebbe inutile stare ore a scontornare un personaggio in un disegno – isolarlo dal resto dello scenario – quando l’IA può farlo bene in pochi secondi». 
«Se scegli un lavoro come questo è perché rappresenta una passione. Quando hai finito un disegno, provi soddisfazione: la lasceresti mai all’intelligenza artificiale? Mi piace arrivare da solo alla soluzione e non voglio che lo faccia qualcun altro. Uso l’IA solo per i compiti che non amo fare, ad esempio quelli burocratici o i post sui social».
Emiliano Ponzi

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CUGINO FUMETTO

 
Il settore del fumetto è distinto, ma le sovrapposizioni con il mondo dell’illustrazione sono tante. Vari fumettisti lavorano anche come illustratori. Come nell’altro caso, si tratta di un ambito che deve confrontarsi con varie trasformazioni. La produzione del mercato interno è in calo rispetto agli anni d’oro di Tex Willer e Dylan Dog, le vendite sono tenute a galla soprattutto dai manga importati dal mercato giapponese, che rappresentano oltre la metà del totale.
L’origine dei problemi delle due categorie è diversa, ma l’effetto è lo stesso. Paolo Rui ritiene importante che l’associazionismo coinvolga entrambi i mondi. Secondo la sua analisi, nel fumetto è difficile guadagnare bene: «Ci sono pochi grandi gruppi, gli altri pagano pochissimo, per cui in buona parte i fumettisti lo sono per hobby. I problemi del settore sono molto simili a quelli dell’illustrazione: ci sono piccole differenze per alcuni casi specifici, ma per il resto siamo tutti sulla stessa barca».
La questione dell’IA si pone anche per il fumetto. Il fumettista e docente della Scuola del Fumetto Alessandro Costa, pur non integrandola nelle sue lezioni, ne parla agli allievi con una chiave di lettura fiduciosa: «Proprio la fase in cui ci troviamo, dove tutti potrebbero creare qualcosa con poco, senza basi e competenze, è il momento perfetto per esprimere la singolarità artistica».
E le caratteristiche del fumetto in cosa divergono allora? Secondo Costa la cosiddetta “nona arte” è una disciplina che coinvolge tutte le altre: «La regia, il casting degli attori, la scenografia, le atmosfere, il recitato, la post-produzione: il fumetto prende da tutto. Dal teatro alla scultura, dalla drammaturgia al comparto musicale, anche se non si sente un sonoro. Rispetto all’illustrazione, la demarcazione sta nella narrazione sequenziale: è come prendere un film e decidere di scorporarne dieci immagini, che sono i cardini di tutta la narrazione». Anche dal punto di vista economico, le dinamiche sono diverse: «Sono proprio modi differenti di vedere l’arte visiva, così come lo sono i rispettivi mercati. Quello dell’illustrazione è molto più ampio e vario, mentre per il fumetto ci sono zone del mondo in cui funziona solo la logica dell’importazione».
Il confronto tra illustrazione, con un esempio di Paolo Rui, e fumetto, tramite alcune tavole della Scuola del Fumetto di Milano