TANTO CARA MI FU QUESTA LIGURIA

di Francesco Pellino e Matteo Pesce

 

DA META PER FAMIGLIE E LAVORATORI,
LA RIVIERA DI PONENTE STA DIVENTANDO UNA LOCATION PER UN TURISMO SEMPRE PIÙ DI NICCHIA

Per decenni la Liguria è stata il luogo di villeggiatura del Nord Italia. Una striscia sottile di terra tra mare e montagna che, ogni estate, diventava la destinazione naturale per chi viveva e lavorava nelle grandi città industriali. Negli anni del boom economico i treni partivano dalle fabbriche di Torino e Milano verso la costa carichi di famiglie operaie. La Liguria era uno dei luoghi delle ferie conquistate dopo un anno di lavoro. Il mese simbolo di questo esodo era agosto. Nel pieno dell’estate l’Italia si fermava: le fabbriche chiudevano, le città si svuotavano e intere famiglie si mettevano in viaggio verso il mare.
Come cantava Piero Focaccia «stessa spiaggia, stesso mare», stesso stabilimento, stessi vicini di ombrellone. Il Ponente ligure diventò così una sorta di prolungamento estivo del Nord. Località del savonese come Alassio, Loano e Borghetto Santo Spirito si riempivano di villeggianti provenienti da Piemonte e Lombardia. Nel corso degli anni, molte persone acquistarono appartamenti a pochi minuti dal mare e villette nell’entroterra in modo tale da avere un appoggio per tutta la famiglia in ogni periodo dell’anno. Ragazzi con gli amici che volevano passare un fine settimana senza genitori, anziani che volevano scappare dalla frenesia urbana e godersi il sole su una panchina o, semplicemente, marito e moglie che il venerdì pomeriggio prendevano l’auto per trascorrere il classico “weekendino al mare”. La vacanza in Liguria non è sempre stata un lusso, ma un’abitudine accessibile, parte della vita familiare.
Con gli anni, la Regione ha iniziato a confrontarsi con l’aumento dei prezzi e la crescente pressione immobiliare. Oggi la casa al mare è diventata sempre di più un privilegio di pochi. Gli appartamenti, un tempo acquistati dalle famiglie operaie ad un prezzo accessibile, sono diventati investimenti o alloggi per affitti brevi, con un costo che il più delle volte possono permettersi in pochi e non più in molti. Non sono solo chiacchiere da bar quelle del «sta aumentando tutto»: servizi turistici, stabilimenti balneari, ristorazione. C’entra il caro vita e l’aumento dei prezzi delle materie prime, dell’energia e del costo del lavoro.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Due settimane in Liguria ormai costano come andare all’estero», racconta Virginia, che insieme a sua sorella Ginevra e ai loro genitori, ha passato tutte le estati in riviera. «Se devo spendere così tanto preferisco fare un viaggio dall’altra parte del mondo». Le due ragazze raccontano una località che è molto cambiata nel tempo: «Posti come le Cinque Terre sono diventati così famosi che se vai in alta stagione non riesci quasi a camminare per strada. Prima non era così».
E con i luoghi sono cambiate anche le abitudini dei turisti: «Molti stranieri che prima andavano in hotel o affittavano una casa, ora utilizzano i camper e dormono negli spiazzi lungo le strade». Negli ultimi anni, molti turisti hanno addirittura iniziato a fare la spesa prima di arrivare in Liguria, per evitare di spendere molto di più nei piccoli supermercati locali.

Questo non significa che la Liguria abbia perso la propria identità popolare. Alcune località mantengono ancora una forte dimensione accessibile a giovani e famiglie, ma altre sembrano rivolgersi sempre di più a un turismo con maggiore capacità di spesa.

 

 

LOANO, L’ISOLA DI PONENTE

 

Il viaggio parte da Loano, la città dei Doria, una delle grandi famiglie aristocratiche che governò il piccolo comune costiero nel passato. Conta circa 11.000 abitanti ed è una delle principali località balneari della costa ligure. Spiagge sabbiose, un lungomare di tre chilometri e un porto turistico inserito nella top 10 italiana. L’economia della cittadina è basata sul turismo balneare: l’indotto generato supera i cento milioni di euro tra spiagge, strutture ricettive, ristorazione e negozi. Secondo i dati della rivista Yachting Pages, la domanda turistica è composta perlopiù da visitatori italiani, che rappresentano circa l’83% del totale – provenienti soprattutto da Lombardia e Piemonte –, mentre gli stranieri sono circa il 15-17%.
Georgia Paola Delfino gestisce una spiaggia da quando è nata. Prima il suo bisnonno, poi suo nonno, sua madre e ora lei. Quattro generazioni al servizio del turismo loanese. Un’impresa famigliare che dà lavoro ai cosiddetti locals. Ragazzi e ragazze che vogliono farsi la stagione e tirare su quelle che in Liguria si chiamano “palanche”. Soldi. C’è chi frequenta ancora l’università, c’è chi invece il bagnino lo fa per passione e chi vuole arrotondare un po’. «Il nostro è un turismo di tipo famigliare: giovani coppie con figli, nonni e nipoti, insomma un turismo buono». Ma c’è un però: «La fascia d’età 25-35 manca. I ragazzi che vengono al mare per godersi la movida sono naturalmente quelli che spendono di più, però non sono numerosi» e ora con l’aumento generale dei costi la crisi si fa sentire: «Noi abbiamo dovuto alzare i prezzi, cercando però di migliorare il servizio offerto. Basti pensare, parlo per me e la mia attività, che siamo gli unici a proporre il cinema in spiaggia. Poi ci sono le grigliate alla sera. Insomma, il lavoro è tanto, ma il servizio che dobbiamo offrire deve essere di qualità se aumentiamo i prezzi e se puntiamo ad un turismo altrettanto di qualità, altrimenti rischiamo di perdere la clientela».
E se i gestori affermano che il turismo non è più quello di un tempo, anche chi Loano la vive 12 mesi l’anno sa che i “foresti” che vengono al mare sono di tutt’altra pasta. Giancarlo Munari, loanese doc, oggi ha 87 anni. Per quasi un secolo ha gestito la locale impresa funebre: conosce tutti, sa tutto e custodisce le memorie della città. Racconta com’era un tempo, soprattutto negli anni Sessanta. Elena De Falco è una designer. Ligure di nascita, ha sempre vissuto a Loano, sebbene lavori con importanti realtà turistiche come Sanremo e Alassio. Anche lei ha vissuto gli anni d’oro delle stagioni estive. Ormai, secondo lei, un lontano ricordo e conferma quello che molti sostengono: il turismo è cambiato.
 

ALASSIO:

LA NUOVA COSTA AZZURRA?

 

 

 

Seconda tappa, Alassio, una delle località balneari più note della Riviera Ligure di Ponente: spiagge sabbiose, clima mite, una lunga tradizione di ospitalità e un mix di turismo nazionale e internazionale. Nel corso degli ultimi decenni, l’industria del turismo ha sostituito le numerose attività tradizionali. Un tempo, la città basava la sua economia su pesca, agricoltura (prevalentemente di agrumi e verdura) e commercio del corallo lavorato. Poi, è arrivato il turismo, e gradualmente ha inglobato tutto il resto: ora Alassio vive delle sue strutture ricettive, della ristorazione, e di tutti i servizi dedicati al turista.
Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio turistico regionale, Alassio si conferma una delle “regine” del turismo della provincia di Savona per numero di presenze turistiche, con oltre 361 000 pernottamenti nel primo semestre del 2025: un dato anche in aumento rispetto all’anno precedente. Il maggior flusso di turisti si registra naturalmente nella stagione estiva: oltre ai vacanzieri italiani – provenienti anche qui in particolare da Lombardia e Piemonte – Alassio attira anche visitatori stranieri, soprattutto da Germania, Francia, Svizzera e Regno Unito. Gli stranieri aumentano anche tra chi vive stabilmente nella città. Secondo le ultime rilevazioni Istat 2024, il 10,4% della popolazione residente è straniera. Sintomo che Alassio rimane una città attrattiva anche per investitori abbienti che arrivano da fuori il Paese.

 

 

 

 

 

BORGHETTO SANTO SPIRITO:

LA PROVA DEL FUOCO

 

 

Ultima località, Borghetto Santo Spirito. Un piccolo comune della provincia di Savona con circa 5.000 abitanti ma conosciuto a molti per le sue spiagge e i suoi stabilimenti balneari. Non solo: Borghetto è stato il primo comune del Savonese a mettere a gara le concessioni balneari, dopo una vera e propria guerra con l’Agcm (Agenzia Garante Concorrenza e Mercato) che ha portato l’amministrazione comunale davanti ai giudici amministrativi della Liguria per quattro volte. A dicembre scorso, il sindaco Giancarlo Canepa ha dato il via alle gare che prevedono l’assegnazione quinquennale delle concessioni, in attesa del nuovo Piano Urbano Demaniale.
Roberto Rosso vive e lavora in Riviera da oltre 40 anni. La sua storia inizia quando entra nel mondo delle spiagge, prima da bagnino, poi da gestore e infine da concessionario. E spiega: «Le spiagge sono tecnicamente definite “concessioni demaniali”. Attraverso i bandi, i comuni affidano la gestione della spiaggia a persone o società che di fatto diventano “intestatari della concessione”. In poche parole, il concessionario può essere paragonato all’affittuario di un’abitazione. Perché la concessione non diventa mai del singolo ma rimane sempre di proprietà dello Stato, che la “concede” per un determinato periodo di tempo».

le concessioni balneari private alassine

le concessioni balneari private loanesi

le concessioni balneari private borghettine

LA SITUAZIONE

IN EUROPA

 

LA DIRETTIVA BOLKESTEIN

 

 

Da anni le spiagge italiane vivono in un limbo: proroghe che si accumulano, ricorsi che si sovrappongono, regole che cambiano prima ancora di essere applicate. Sullo sfondo c’è la direttiva Bolkestein (la 2006/123/CE) che da Bruxelles chiede una cosa sola: che i beni pubblici non restino per sempre nelle stesse mani senza che nessuno possa competere per ottenerli. Il ragionamento è lineare. Le spiagge appartengono allo Stato, sono risorse limitate, e come tali non possono essere affidate a tempo indeterminato agli stessi operatori. Da qui l’obbligo delle gare pubbliche, un principio che in Italia è rimasto a lungo sulla carta, mentre le concessioni venivano rinnovate quasi automaticamente, di proroga in proroga, senza mai mettere davvero il settore in discussione.
Da un lato, l’Unione europea ha aperto una procedura di infrazione contro Roma. Dall’altro, i balneari si sono ritrovati a lavorare con la valigia pronta: mai certi del futuro, spesso restii a investire, contribuendo all’immagine di un settore immobile e poco incline a rinnovarsi. Qualcosa, però, si sta muovendo. Con la legge 166/2024 il governo ha provato a dare una cornice definitiva alla vicenda, fissando scadenze per le gare e prevedendo indennizzi per chi perderà la concessione. Ma il cantiere è ancora aperto: alcune sentenze amministrative, tra cui quelle del Tar Liguria, hanno già anticipato i tempi, stabilendo che le procedure dovranno avviarsi entro il 2026. Altrimenti, le concessioni decadranno.
La Liguria rimane una regione molto ambita dai turisti, sia italiani che stranieri. Nonostante l’aumento del costo della vita e la situazione demaniale incerta, in Italia le vacanze estive potrebbero essere considerate “sacre”. Sergio Marchionne, ex numero uno della Fiat, confermerebbe questa teoria. Perché durante un convegno raccontava che sebbene l’azienda perdesse 5 milioni al giorno ad agosto, i cancelli dovevano essere chiusi, i macchinari spenti e le serrande tirate giù. In poche parole: l’estate agli italiani non si può toccare.

Questa piccola striscia di terra che si affaccia sul Mediterraneo, a poche ore di viaggio da Torino e Milano, a volte viene denigrata, ma nel profondo la amano tutti. E, d’altronde, come dice il detto “si torna sempre dove si è stati bene”.

Fonte: IVG