THE
ITALIAN
STALLION

di Giovanni Cortesi ed Enrico Pascarella

Pizza, pastamandolino: questo è solo un elenco parziale delle eccellenze italiane. Ce n’è un’altra che ci viene riconosciuta in tutto il mondo, e che la popstar italo-americana Madonna ha riassunto in uno slogan: italians do it better.  
L’allusione è chiara. Gli italiani sono più bravi nella modanel costruire macchine sportive e when it comes to fornelli, ma hanno anche un altro talento: sono bravi a letto. 
Madonna, però, non ha inventato nulla. Il primo a portare nel mondo questo ideal-tipo era stato infatti Sylvester Stallone. Figlio di Frank, barbiere barese poi trasferitosi a Manhattan, Sylvester ha esordito nel mondo del cinema a vent’anni con un lungometraggio erotico, che si intitolava proprio The italian stallion (1970). Con lui, l’uomo mediterraneo, seduttore e sciupafemmine è entrato nell’immaginario collettivo: prima negli Statespoi nel resto del mondo. 
Lo stallone italiano ritorna in patria nel 1986, anno di esordio nel mondo dell’hard di Rocco Siffredinel mediometraggio Punizione sodomitica per depravate sessuali. In pochi anni Siffredi diventa l’immagine dell’italianità nel mondo delle pellicole per adulti, e da allora la sua fama resta ineguagliabileoltre 1.300 film, per un totale di più di 4.000 scene, girate fra Italia, Europa e Stati Uniti. Insomma, una vera leggenda dei cinema a luci rosse dell’epoca. Il fenomeno Siffredi traina poi l’intero star system del porno italiano, che tra gli anni Novanta e i primi Duemila vede l’esordio di altri nomi di spicco: Franco Trentalance, Bob Malone e Francesco Malcom, ad esempio 
Ma chi era, lo stallone italiano? Un uomo maschio, bello, muscoloso, che sotto le lenzuola prende, fa, disfa. Anche i miti, però, hanno una data di scadenza: oggi, a distanza di quasi trent’anni, tante cose sono cambiate. Nella società, nella cultura, nellindustria: le videocassette hard hanno lasciato il passo ai Dvd, i Dvd ai video su internet, fino all’avvento di OnlyFans. Quel modello di mascolinità machista, nel frattempo, è stato messo in discussione, rivoluzionato, fluidificato, accusato di essere becero riflesso di una società patriarcale. 
Fra sostenitori e detrattori, resta una domanda:

Esiste ancora
lo stallone
italiano?

La Vecchia 
guardia

“Certo. È una questione di gusti.
Cerchi lo stallone italiano? Lo troverai”

Francesco Malcom

pornoattore

“Se esiste ancora
è solo grazie alle punturine”

Franco Trentalance

ex pornoattore

“Sono io.
Sono il Rocco Siffredi del mondo gay”

Ruggero Freddi

ex pornoattore

FRANCESCO MALCOM

Il porno come cinema

Francesco Malcom, 54 anni, è una delle pietre miliari della storia del porno italiano. Con più di 1.200 scene alle spalle, ha rappresentato uno dei nomi di punta degli anni d’oro dell’industria: «Gli attori italiani erano pochi, si contavano sulla punta di tre dita: Rocco Siffredi, Roberto Malone, e poi sono subentrato io, qualche anno dopo. All’epoca, in Europa, eravamo solo una ventina. Però gli italiani hanno sempre avuto quel non so che in più».
Malcom è stato esponente di un’epoca in cui l’atto sessuale era punto culminante di una storia, di un antefatto, quando cioè le pellicole hard nutrivano vere e proprie velleità cinematografiche. «Una delle tante pellicole in cui ho recitato è stata Lo stallone infuriato, versione porno del film francese Le mouton enragé di Michel Deville», ci racconta andando verso una pasticceria a due passi da Porta Portese, nel centro di Roma.
La sua carriera, cominciata a 23 anni, è stata caratterizzata da una fisionomia unica nel suo genere: «Avevo la faccia pulita. Facevo sempre il ruolo del giovincello, del collegiale. Ho interpretato ruoli come quello di Giamburrasco o di Pinocchio: ero l’unico al mondo a poterlo fare, gli altri non erano credibili. Grazie a questo ho lavorato come un figlio de ‘na mignotta».L’avvento di internet ha però tagliato i fondi delle case di produzione, ridotto all’osso trame e narrazioni, facendo scomparire quel modo di concepire la pornografia. «Ormai son solo scenette, non c’è più spazio per i preamboli. Su OnlyFans resta solo l’atto, e più il prodotto è amatoriale, più riscontra successo. Si sta perdendo la professionalità di allora, ma il senso di veridicità, oggi, è sicuramente maggiore».

FRANCO TRENTALANCE
Una vero stallone non usa aiutini

Gli anni passano, la fama no: se si chiedesse al primo per strada chi sono i due pornoattori italiani più celebri, la risposta sarebbe «Rocco e Franco». Ce lo assicura il signor Trentalance, 58 anni e sulla scena hard per venti. Con 445 film in palmares, è uno dei volti più noti del settore e occupa a pieno titolo un posto nella scuderia degli stalloni italiani. Franco è dominante per natura, perché il sesso «è un ballo che si balla in due, e uno deve pur condurre. Se dovessi scambiare il mio ruolo da dominante a dominato, probabilmente non avrei l’erezione». 
Parlando del mondo della pornografia attuale, punta il dito contro i sempre più diffusi alleati farmacologici. Fra gli altri, Trentalance si riferisce a prodotti come la papaverina, che iniettata alla base del pene garantisce un’erezione meccanica e duratura, fino a cinque ore. «Un tempo noi non avevamo bisogno di questi aiuti, eravamo prestanti per natura. Solo in due ne facevano uso, in tutta Europa». 
Un pornoattore, Franco Trentalance, che si potrebbe definire come Lupin, gentiluomo«Ho sempre fatto porno per famiglie, nel senso che era un porno che si poteva vedere tutti insieme a Natale».  
La sua deontologia professionale era a dir poco ferrea. Il pornoper luiera come uno sport olimpionico: bisognava essere sempre in forma. «Mi preparavo fisicamente, facevo sport per avere muscoli più reattivi, polmoni che immagazzinassero più aria, cuore che potesse battere velocemente e senza andare in affanno»Una vera sex machine. Ad oggi, per Trentalance «lo stallone italiano non esiste più, come interpretazione. Se esiste ancora, è solo grazie alle punture, perché con quelle non hai paura di niente».


RUGGERO FREDDI
The american star

Se all’anagrafe il suo cognome è Freddi, nello star system americano della produzione omossessuale è per tutti Masi, Carlo Masi. Due lauree (una in Ingegneria e l’altra in Matematica), una cattedra alla Sapienza e tante, tantissime copertine per la Colt productionuna delle case di produzione più iconiche del mondo gay. Negli States è diventato una celebrità grazie al suo fisico scultoreo. «Ero a New York, a Times Square, con il fidanzatino dell’epoca. Entro nel Virgin store e cosa troviamo? I miei calendari. Poi feci un’apparizione in una discoteca, e fuori si creò una fila di gente che voleva farsi l’autografo con me». In Italia, Freddi non ha però avuto lo stesso successo: «Qui i club erano più snob. Nemo propheta in patria sua», dice nel suo appartamento romano accarezzando il suo chihuahua, soprannominato Er Sorcio. 
All’apice della carriera Freddi decide di lasciare: addio alle luci dei set e giù la testa fra i libri. Ora è ricercatore in una startup e si occupa di intelligenza artificiale applicata a sistemi organici. «L’industria pornografica stava cambiandointernet ha sbaragliato il mercato. Io me ne sono accorto in tempo, ed eccomi qua, con la mia nuova vita».  
Finita la frase, si sente il tintinnio di chiavi nella serratura e nel salotto entra il marito di Freddi: Adam Champ. I due condividono un passato molto simile. Entrambi sono stati stelle del mondo della pornografia gay, Poi, a un certo punto, ci hanno dato un taglio. A sigillare il loro amore, una parentesi pop tutta italiana: Freddi ha chiesto la mano di Champ durante una puntata di Pomeriggio 5 davanti a Barbara d’Urso.
Carlo Masi, oggi, non è più Carlo Masi: poco più in là, è acceso un computer su cui si accumulano paper scientifici e formule matematiche. Niente rimpianti per il passato: «Sono stato una star quando ancora esistevano le star». 

Questo Non è 
un porno per vecchi

“Secondo me non è mai esistito.
I boni mediterranei ora sono poco rappresentati.
Gli italiani soprattutto”

Valentina Nappi

pornostar

“No.
Ma meglio così: la figura dello stallone
è la visione tossica della mascolinità”

Edonè Kalyuga

pornoattrice esordiente

“Esiste ancora, come esisteva anche prima,
perché il porno è fatto per gli uomini.
Su OnlyFans però sono pochi”

Luiza Muntenau

Onlyfanser


VALENTINA NAPPI
La pornostar “Made in Italy”

Se un tempo c’era Cicciolina, oggi c’è lei. Valentina Nappi, 35 anni, di origini campane, tiene alta la bandiera tricolore delle pornoattrici italiane nel mondo. La sua fama è trasversale: il rapper Bello Figo le ha dedicato una canzone, il Partito Radicale l’ha scelta come regina della campagna contro la tassa etica sulle sexworker 
In attività dal 2011, oggi è ancora la terza pornoattrice più cercata dagli italianiValentina Nappi è una vera big dell’industria hard (soprattutto quella americana), ma è anche una OnlyFanser.  
La sua figura si colloca infatti a metà strada tra passato e presente, tra le grandi case di produzione americane e il nuovo mondo di OnlyFansuna piattaforma dove chiunque può pubblicare contenuti espliciti, accessibili agli utenti solo tramite abbonamento 
All’Hotel delle Nazioni, nel centro storico della CapitaleValentina smantella il mito sulle prestazioni dei pornoattori odierni«Oggi tanti ventenni nel porno fanno uso di punturine per assicurarsi l’erezione sul setLo trovo triste, anche perché ora si girano scenette brevi, di una ventina di minuti»Lei che ha collaborato con attori degli anni d’oro, preferisce l’old school«Se avessi una produzione miavorrei soltanto piselli al naturale. Ma oggi farei fatica a trovarne». 
Nella sua carriera, Nappi è andata oltre il suo mestiere, sostenendo la causa di diversi diritti civili, ma l’espressione porno etico proprio non le piace«Quest’etichetta che si danno alcune produzioni dà per scontato che il porno in sé non sia etico: dipende da quel che fai. Come nel cinema, così nel porno: un film può essere progressista, antisessista, o può non esserlo. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio». 


EDONÈ KALIYUGA
Wannabe pornodiva

Il suo sogno è diventare una pornostar. Edonè Kaliyuga, 30 anni, si racconta dalla sua camera da letto torinese. Sulla scena da solo un anno e mezzo, ha già le idee molto chiare: lei vuole scegliere, non essere scelta.
«Il porno è fatto da uomini per uomini, non scherziamo», dice, per poi spiegare che è proprio per sovvertire i soliti rapporti di potere 
che ha fondato la Gangbeng, una piccola casa di produzione nella quale, assieme a due colleghe, sottopone a provino diversi uomini. Un modo di fare pornografia impensabile, fino a qualche anno fa: tre donne al comando.  
I ragazzi la contattano in privato per poter partecipare alla selezione«Venticinque prenotati, sette presentati, uno fuggito all’inizio». Per un amatore certo non è facile stare nudi davanti ai riflettori: «Durante il provino, le erezioni sono state una rarità. Se fossimo stati una produzione professionale, avremmo dovuto chiudere tutto dopo cinque minuti».
Tra gli aspiranti stalloni, uno era discepolo dRocco: formatosi alla Siffredi Academy, ha tentato un casting anche da Edonè. «È arrivato tutto tronfio, dandomi gli ordini. Io gli ho risposto di darsi una calmata, ché quella era la mia, di produzione. Da quel momento il suo pisello non si è alzato più per un secondo». 

Le produzioni dal basso hanno moltiplicato i punti di vista sull’erotismo«C’è sensualità ovunque. Oggi su internet chiunque può esprimersi, usando il proprio corpo. Vengono rappresentate anche fisicità non conformi ai canoni». Questo, però, è possibile solo nelle produzioni amatoriali e in quelle dal basso, come la Gangbeng«L’industria tradizionale, invece, ripropone sempre gli stessi stereotipi». 


LUIZA MUNTENAU
Onlyfanser nucleare

«Io non sono una pornostar, lavoro su OnlyFans, credo che siano due mestieri diversi». 
Metà divulgatrice scientifica, metà OnlyfanserLuiza Muntenau, 30 anni, è nota per difendere pubblicamente l’energia nucleare (su Instagram è l’avvocato dell’atomo) e per il suo attivismo sul tema della sessualità e dintorni. 
Se lo stallone ancora esiste sulle pagine pornografiche mainstream, scarseggia su OnlyFans. «Faccio molta fatica a trovare uomini creator, noi OnlyFanser ci passiamo sempre i soliti tre o quattro». Insomma, anche sul sito bianco e blu lo stallone non trova casa. Uno degli unici coraggiosi che collabora con Luiza mettendoci la faccia è un idraulico (in fondo si saogni stereotipo ha un fondo di verità). «Se cerchi di reclutare qualcuno di nuovo, in molti non vogliono fare test sanitari, né soprattutto mostrare il volto» 
Secondo Luiza, nel porno l’uomo è troppo spesso un mero contorno: «Mi piacerebbe che venisse reso più protagonista. Vorrei vedere l’espressione del maschio che suda e che ansima». L’esigenza di una nuova centralità maschile nei video hard espressa dalla Muntenau riflette un progressivo cambiamento della società: sempre più donne fruiscono di contenuti pornografici, la domanda femminile è in aumento. Come ricorda lei stessa, l’ultimo report di PornHub, una delle maggiori piattaforme di intrattenimento per adulti, mostra come il 38% degli utentsu scala mondiale siano donne. In Italia, però, la percentuale è ancora bassa, attestandosi attorno al 25%. 
«Come si è disposti a pagare per andare a vedere una mostra d’arte, bisogna capire che anche il porno è un’esperienza culturale. Le donne ne comprendono poco il valore, ma anche perché l’offerta è ancora troppo maschiocentrica». 
 

MEGLIO TORI 
CHE STALLONI


NICO TAURUS
Lo stallone è diventato toro

Nella prateria non c’è più alcun cavallo, è rimasto solo un toro. Con le scuderie non c’entra nulla: il suo habitat naturale sono i verdi prati sconfinati di Lodi Vecchio. Lì c’è un luogo che, come una perla, è nascosto, ma brilla: la Maison Rizza. Lì abbiamo scovato l’ultimo stallone italiano.
Il suo nome è Nico TaurusNessuno conosce la sua vera identità: il suo io è nascosto dietro una maschera da toro in cuoio nero. Diventato celebre nei simposi della Zanzara, il toro nutre due desideri molto semplici: «Fare soldi e scopare». 
È il king della più grande community di scambisti d’Italia, Do ut des, che conta più di ottomila libertini e per la quale il toro organizza serate da Grande Gatsby«L’ultima è stata al Bolero, un club di Bologna. Eravamo più di seicento, c’era gente da tutta Europa. Un successo della Madonna». In estate, però, ripartirà la stagione degli eventi nel villino di Taurus, che confida in anteprima: «In giardino sto facendo costruire una mia statua con il corpo di Hulk, così che le persone possano farsi un selfie». 
Per partecipare a questi festini esclusivi è necessario far parte di un canale Telegram. Ma non è facile, entrarci: bisogna superare la dura selezione del toro. I requisiti sono semplici: belli, ma soprattutto giovani. «Under 45, ci tengo a precisarlo»ripete con orgoglio Nico Taurus«Le coppie mi devono mandare una foto di lui e una foto di lei, ovviamente sexy. Se mi piacciono, li faccio entrare». 
La sua virtù è la meno apparente: averlo di 24 cm. Lo conferma il suo calco in gesso, che esibisce però con qualche remora: «È più piccolo di due centimetri, rispetto all’originale». Una dote, la sua, che però non ha usato nel porno: di professione è un bull. E lo è da una vita.  
«Il bull è quello che fa godere la donna dell’uomocuckold». STaurus ha le corna, c’è infatti un motivo. Ed è perché cornifica a pagamento i mariti, i cuckold, che lo pagano per «giocare con le loro mogli. Sono cornuti felici».  
Esiste un’intera fenomenologia, del cornuto felice«C’è chi partecipa, chi guarda soltanto, c’è chi ti lascia la donna da solo. Può succedere anche che io passi a prendere la moglie, la porti in un motel, e lui stia a casa a masturbarsi in videochiamata». A certificare il tradimento ben pagato è il gesto delle corna, da sbattere in faccia al marito ripetutamente durante l’atto. 
Se qualcuno ancora non credesse nell’esistenza di queste perversioni, la chiamata che riceve il toro in serata non lascia dubbi.  
«Pronto? Sì, sono io, Nico Taurus. Se organizzo incontri scambisti? Certo. Ma lei è un uomo-cuckold? Benissimo. Sì, posso anche raggiungerla a casa sua. Vuole che porti anche i miei ragazzi? Perfetto. Certo, come vuole lei: saremo in cinque, tutti mascherati, e lei potrà riprendere la scena. Un’ultima cosa: mi mandi una foto di sua moglie con tacchi e collant, decideremo se ci piace. Sul pagamento ci metteremo d’accordo poi. Con chi ho il piacere di parlare? Bene. Arrivederci». 
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: lo stallone è diventato toro. 
 

Il dizionario
del
Porno

lE RAGAZZE DEL PORNO
vs
L’UOMO DEL PORNO

“Io non ne vedo in giro.
Vedo, invece, un maschio molto in crisi,
terrorizzato di perdere la propria donna”

Monica Stambrini

regista

“Il mondo è diventato globale,
non ha più senso parlare di stallone italiano.
Non c’è più quell’idea che italians do it better”

Rudy Franca

produttore


MONICA STAMBRINI
Il porno come opera d’arte

La pornografia non è solo luci sparate, idraulici e casalinghe. Monica Stambrini si è messa dietro la macchina da presa per fare del porno un’opera d’arte: «Il mio desiderio era di usare il linguaggio pornografico all’interno di un film».
Per realizzare questo obiettivo, la regista non ha scelto di fare le cose da sola, ma ha creato un progetto più ampio: “Le ragazze del porno“. Correvano gli anni del berlusconismo e delle olgettine: «Leggo un articolo su una serie di cortometraggi hard girati da un collettivo di donne in Svezia. Mi sono detta: sarebbe una gran figata, farlo anche qui in Italia». Così raduna una dozzina di registe, fra cui anche Anna Negri, Regina Orioli e Lidia Ravviso. Il budget però scarseggiava, e delle sceneggiature scritte ne vengono prodotte soltanto tre: la sua e quella di Orioli e Ravviso. «Il progetto era femminista per il fatto stesso che fossimo tutte donne», spiega sorseggiando un , seduta a un tavolino di Trastevere.
«I porno di solito vengono girati per la gran parte da uomini, con sceneggiature basate completamente su stereotipi. L’idea era di nobilitare la parola pornografia, fare porno d’autore, e farlo da una prospettiva femminile», racconta Tiziana Lo Porto, una delle anime del collettivo.
Grazie a una collaborazione tutta femminile, nel 2016 esce Queen Kong. La protagonista scelta da Stambrini è Valentina Nappi. La trama non è eccitante, e volutamente: un uomo e una donna, fuggiti da una festa mezzi ubriachi, vanno in camporella. Lui non riesce ad avere un’erezione, lei fugge nel bosco, lui la segue. Fra gli alberi, però, ecco una 
faunessa: è Valentina, nei panni di un satiro femminile. Lo vede, gli salta addosso, lui cerca di resisterle, ma il mostro a seno scoperto lo forza a un atto sessuale. Ecco l’erezione. Poi la faunessa si immerge nuovamente nel fitto della foresta.
Queen Kong non è stato pensato come un’alternativa al porno mainstream. «Siceramente fai fatica anche a chiamarlo porno», dice Stambrini rivendicando però la forza di un contenuto erotico da poter portare al cinema: «Tutte le volte che ho proiettato i miei film in sala è stato molto emozionante. Poter fruire di un lavoro sessualmente esplicito in maniera collettiva è una cosa molto rara, ma allo stesso tempo eccitante».

 


RUDY FRANCA
L’ultimo produttore italiano

Uno su ottantacinque ce la fa. Rudy Franca con la sua “Pinko Club” è l’ultimo produttore porno d’Italia: «Negli anni Novanta erano ottantacinque i produttori, ora sono rimasto solo io. Ho girato migliaia di film. Non è che sono stato bravo io, è che sono stati scarsi i miei colleghi»dice Rudy Franca senza tradire il suo accento romagnolo.  
Lugli stalloni del porno italiano li ha visti passare tutti. Franco Trentalance«Un genio»Rocco Siffredi«L’ho lanciato, io»Francesco Malcom«Con lui ho girato perfino un remake di Popeye» 
Ora che gli altri chiudono i battenti la sua “Pinko” si difende: «Ma sì che resistiamo, anzi viviamo bene, noi che siamo rimasti». Inutile negare però che «i film che facevamo prima erano molti meno ma fatturavano come cinquanta video che giriamo ora». L’industria della pornografia è stata stravolta.
Prima le 
Vhs (che vendevano bene), poi i Dvd«Da lì è iniziata un po’ la moria di aziende, perché venivano piratati». E alla fine internet, che ha cambiato tutto. Franca però non demorde, è liberista, crede «nella convivenza dei mercati. Nessun mercato uccide l’altro»
 
I contenuti di un tempo erano dei veri e propri film. Troupe al completo, «sia per le luci che per il suono» e due settimane per riprendere le sceneche poi venivano distribuite nei cinema a luci rosse di tutta Europa. Nel 2025 i gustiperò, sono cambiati: «Una volta realizzavamo contenuti che duravano circa novanta minuti/due ore. Ora la scena dura trentacinque minuti».
Anche l’azione non è più come quella delle 
Vhs e dei BetamaxFranca ricorda il passato, ma nella sua voce non c’è traccia di nostalgia: «Il sesso, in quegli anni, era motivato ed era più lento. Ora non esiste più, oggi ci sono solo scene tematiche molto specializzate, quindi c’è l’interracial, il lesbo, la doppia penetrazione e via discorrendo».
 
In Italia è stato uno degli unici a sapersi adeguare e a continuare ad attrarre i nuovi talenti«Le ragazze di OnlyFans vengono a lavorare con me. Questo permette loro di assumere un tono professionale». Se le donne arrivano alla corte di Franca in base a quanti follower hanno sui social, gli uomini invece li cerca «bravi, pazienti e gentili con le ragazze. Senza aiuti chimici però ora fanno fatica a fare questo mestiere».
Nulla a che vedere con le star 
di inizio Duemila che lui ha lanciato«Quelli erano uomini pazzeschi. Avevano un cervello vuotissimo, il sangue era tutto là (ride,
 ndr). Avevano erezioni eroiche, anche per ore e ore». Si direbbe che Franca li abbia visti passare tuttiquelli bravi e quelli meno. Ma se gli si chiede se esiste ancora lo stallone italiano, lui risponde senza pensarci troppo: «Non credo proprio, il mondo è diventato globale. Non c’è più l’italianità. Non c’è più quell’idea, come diceva Madonna, che italians do it better».
Il mito crolla: forse, alla fine, ci abbiamo creduto solo noi. Franca ne è certo: «Quella lì dell’italiano meglio degli altri a letto è una cazzata, lo abbiamo creduto solo perché siamo un po degli sfigati».
 


epilogo

La ricerca è finita, andate in pace. Lo stallone italiano non esiste più, o forse c’è ancora: c’è chi lo rimpiange, e chi non. La risposta, insomma, non è definitiva. Non stiamo parlando di morte o di tasse da pagare, in fondo. L’unica certezza è la sua storia: dai lidi assolati della California americana lo stallone è arrivato in Italia e poi è scomparso. I cesaricidi del “grande stallone” (copyright Ruggero Freddi) sono stati internet, OnlyFans e una cultura nuova, meno avvezza a etichette stringenti. Il latin lover italiano nel porno è quasi sparito: oggi si nasconde in qualche categoria secondaria, una delle tante. Come c’è il tedesco, il francese e il belga, c’è anche l’uomo italiano possessivo e dominante. Insomma, lo stallone ha figliato: alcuni figli gli somigliano, altri affatto. È andata così, facciamocene una ragione. Un bene? Un male? Ciò che è certo è che ha rappresentato l’epoca d’oro del porno italiano, e un modello di mascolinità che oggi convive con molti altri.


CREDITI:
Clip utilizzate: 

– The Italian Stallion, 1970, produttore Milton Lewis
– Rocco e le storie tese 2, 1997, Rocco Siffredi Produzioni
– Le preferite di Franco Trentalance vol.2, 2004, FM video
– Scenata di gelosia, 1997, Mario Salieri
–  Una stirpe maledetta di Lucrezia Borgia, (1997), FM video corporation
– Carlo Masi, Colt Production
Chiambretti Night (Solo per numeri uno), RTI gruppo Mediaset, puntata del marzo 2011
Foto di Franco Trentalance, gentilmente concesse dallo stesso Franco Trentalance
Utilizzo previsto dalla legge 70/71 grazie alla 
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