Tim potrebbe tornare sotto il controllo pubblico, a trent’anni dalla sua privatizzazione quando ancora si chiamava Stet. E’ questa una delle conseguenze dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata ieri, 22 marzo, da Poste italiane sulla totalità del capitale del griuppo di telecomunicaziuone. L’obiettivo, reso noto dall’ad di Poste Matteo Del Fante, è quello di creare un grande polo che tenga insieme servizi di logistica, telecomunicazioni e digitale. Del resto già da un anno Poste italiane – controllato dal ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti – è primo azionista di Tim. Con l’offerta il gruppo ha avviato una scalata sperando in un acquisto entro la fine dell’anno. L’obiettivo finale è quello di ritirare la società di telecomunicazioni dalla borsa, manovra che secondo Del Fante la renderebbe «più aggressiva» in termini commerciali. Già ora i due gruppi hanno insieme 24 milioni di sim che rappresentano un terzo di tutto il mercato italiano.

L’offerta – Quella lanciata da Poste è un’offerta totalitaria, vale a dire rivolta a tutte le azioni di Tim. Il 100% degli azionisti riceverebbe 109 azioni Poste ogni 5mila titoli Tim, oltre a una compensazione cash totale di 835 milioni. Affinché vada a buon fine l’offerta dovrà ricevere un’adesione pari al 66,67% del capitale. Tim ha programmato una riunione straordinaria del cda per valutare l’offerta di Poste, che spera di concludere l’operazione entro fine anno. Come da prassi l’annuncio è stato fatto di domanica, a borse chiuse, e così stamattina 23 marzo Tim ha registrato un netto rialzo a Piazza Affari in una giornata complicata per tutti i mercati, che risentono dell’instabilità dovuta al conflitto in Medio Oriente.

Il futuro di Tim – Nessun gruppo «PostTim» o simili: l’azienda resterà stand alone mantenendo il proprio marchio. Lo ha detto oggi 23 marzo l’ad Del Fante, che ha garantito la continuità dell’«iconico brand». Dall’unione di Poste e Tim potrebbe nascere un sistema solido di servizi, che metterebbe insieme i 13mila uffici postali con i 4000 punti Tim oltre alle rispettive infrastrutture digitali. L’acquisizione è strategica anche dal punto di vista dell’innovazione, che verrebbe ottimizzata in modo mirato per una sola grande piattaforma che potrebbe espandersi anche nella vendita di servizi cloud per le aziende. Una soluzione che darebbe «capacità finanziarie e scala tali da poter sostenere gli investimenti necessari alla gestione, al mantenimento, all’innovazione delle infrastrutture digitali nazionali», come si legge in una nota di Poste diffusa dopo il lancio dell’Opas.